crociate-contro-i-pagani

Continuando il tema dell’articolo Parte I ci spostiamo adesso fuori dall’Impero Romano e ci inoltriamo nel Medioevo fino ad arrivare quasi alle soglie del Rinascimento.

FUORI DELL’IMPERO

Germania

Non è totalmente giusto parlare del mondo germanico continentale come un mondo davvero fuori dall’Impero Romano. In realtà le popolazioni germaniche descritte da Tacito erano nel V sec. ormai inserite se non all’interno ma in una società dove l’impero era il riferimento politico principale. Anche prima della Völkerwanderung (Età delle Migrazioni) i missionari cristiani erano già arrivati tra i popoli fuori dal limes, convincendo le elites ad abbracciare la nuova fede. I primi a entrare in contatto con essa furono i Goti che abitavano nel Balcani orientali a Nord e, ironia della sorte, conobbero un tipo di Cristianesimo, l’Arianesimo, che sarebbe stato bandito come eretico dal Concilio di Nicea nel 325. A causa di questo la stragrande maggioranza dei germani già convertiti quando invasero le terre dell’impero erano ariani e non cattolici.

Tale ‘arianità’ delle popolazioni germaniche avrebbe in seguito creato problemi con il potere cattolico diffuso nelle regioni dell’ex-impero. È diffusa opinione tra gli storici che la fortuna del potere franco in Europa fu determinata anche dalla conversione precoce del re Clodoveo dei Merovingi al cattolicesimo. Difatti, come sarà anche per Longobardi, Visigoti, Anglo-Sassoni, l’abbandono dell’eresia ariana fu una scelta politica obbligata per le aristocrazie barbare.

Dopo il crollo dell’Impero la prima area fuori dal limes a subire l’evangelizzazione fu l’Irlanda e la Scozia celtiche. I monaci di queste zone torneranno poi nel continente per fare la storia della Cristianizzazione d’Europa. Irlandesi o Anglo-Sassoni furono i missionari inviati in Germania.

Il famosissimo Winfrid Bonifacio nacque nel Wessex nel 675 e sulla scia del missionari d’Irlanda e Scozia si recò sul continente per portare la parola di Cristo. Fu prima in Friesland (terra dei Frisoni) ma senza successo e poi si recò nelle regioni centrali dell’odierna Germania (Hessen e Turingia). Egli seguì i passi del monachesimo irlandese di un secolo prima, il quale quest’ultimo però non produsse una cristianizzazione organizzata e duratura. Al contrario l’onda anglosassone cercò di tappare queste falle e ottenere un’evangelizzazione più sistematica ed efficace. Bonifacio, l’Apostel der Deutschen, è famoso per un episodio specifico, ovvero l’abbattimento della Donareiche: la quercia di Donar. Nella regione di Hessen, presso Geismar (centro-nord della Germania), vi era un’antica quercia sacra al popolo dei Chatti. Il luogo non era lontano dal confine col Regno Franco cristiano ma ancora i locali erano restii ad abbracciare Gesù e proseguivano nella venerazione dell’albero dedicato al Dio del tuono conosciuto nella mitologia norrena come Thor. Nella Vita sancti bonifatii si legge che Bonifacio desiderava lanciare un chiaro messaggio sia a coloro che già si erano convertiti sia ai pagani che facesse capire l’impotenza e la nullità degli ‘idoli’ di fronte al vero dio. Così il vescovo fece abbattere la quercia tra lo sgomento e l’impotenza degli abitanti del villaggio e sembra che con il suo legno ci abbia fatto poi costruire l’oratorio della chiesa nel posto dove oggi sorge il duomo di Fritzlar. Un atto molto poco eroico, dato che la zona era ormai quasi interamente sotto il controllo franco e la protezione ‘secolare’ non dovette mancare. In effetti vediamo che, nella maggior parte dei casi, l’espansione della fede non poteva che andare di pari passo con l’espansione di un dominio politico. Bonifacio è l’apostolo dei tedeschi, poiché intraprese una grande opera di organizzazione della chiesa nelle terre germaniche, in primis Turingia, Franconia e Baviera. Difficile dire quanto intenzionalmente ma sembra che per concludere la propria straordinaria esistenza egli scelse a 80 suonati di tornare nella terra dei Frisoni, totalmente fuori dalla protezione merovingia e con la popolazione locale ancor più infastidita dall’invadenza dei missionari, così da finire come martire. E così fu, nel 754.

La sua vicenda è un antefatto quasi naturale delle Sachsenkriege, le guerre tra Carlo Magno e i Sassoni della fine dell’VIII sec.. In effetti la Sassonia era il territorio poco più a Nord di dove operò Bonifacio e ancora si mostrava reticente all’espansione franca. Proprio le battaglie tra franchi e sassoni sul confine che portarono alla conquista dei primi della fortezza di Hooseoburg posero le basi di un grande conflitto. Quest’ultimo trovò il casus belli con il saccheggio e l’incendio della chiesa di Deventer nel 772 da parte di armati sassoni. Anche in questo caso i franchi vollero mandare un messaggio simbolico e religioso e, arrivati nel principale luogo di raduno (forse del Thing germanico) del popolo nemico ne distrussero l’oggetto sacro: l’Irminsul di Eresburg (oggi Marsberg). Esso è descritto come la colonna del mondo, presumibilmente un grande albero sacro che fungeva da punto di riferimento politico-religioso per tutte le comunità sassoni.

Questo episodio scatenò una delle guerre più dure e impegnative mai combattute dai Franchi. Sotto la guida di un nobile della Westfalia, Widukind, i Sassoni dettero molte preoccupazioni a Carlo Magno. Quest’ultimo si trovava allora in un momento (avendo appena sconfitto e inglobato il Regno Longobardo) di renovatio imperii, nella quale si prendeva la responsabilità per la rifondazione e la rinascita di un impero romano cristiano universale. Alla luce di questo la resistenza della Sassonia pagana era l’immagine di un arcinemico che doveva a ragione essere cancellato dalla storia. Il re dei Franchi convocò per la prima volta un’assemblea pan-imperiale in un luogo in Sassonia che sarebbe stato chiamato Karlsburg. Lì decise che la missione del neonato impero universale cattolico sarebbe stata la sottomissione e conversione totale dei nemici. Per questo il suo esercito non era composto di soli guerrieri, bensì di una schiera di monaci e missionari che avrebbero fondato una rete di monasteri in territorio ostile in modo da riportare sulla retta via i ribelli. Così, con la complicità di parte della nobiltà sassone già cristiana, furono interdette le usanze pagane e organizzate conversioni forzate della popolazione.

Ciononostante i Sassoni continuarono a opporre una fiera resistenza e Widukind riuscì a distruggere un’armata franca sui monti Süntel. Allora il re Carlo, imitando suo zio Carlomanno, decise di trasformare il conflitto in un bagno di sangue e a Verden fece portare più di 4000 prigionieri sassoni e li fece decapitare tutti. C’è molto dibattito sulla reale entità del massacro che la storiografia tedesca chiama il Blutgericht von Verden: il tribunale di sangue di Verden. Al di là delle misure dell’episodio possiamo comunque capire che Carlo Magno, proponendosi come defensor christianitatis, sentì la responsabilità di imitare i grandi sovrani biblici, anche in materia di sterminio dei traditori del vero Dio. Egli, considerato a dovere il fondatore dell’Europa unita, la fondò sul sangue dei nemici.

Dopo il 782, con la legge Capitulatio de partibus saxoniae e sotto consiglio del consigliere del re, Alcuino di York, si stabilì che il dominio della religione cristiana non doveva essere messo in discussione, pena la morte. Vediamone alcuni punti:

1) Chi non rispetta i quaranta giorni di digiuno prima di Pasqua per disprezzo della fede cristiana e mangia carne, morirà. Il sacerdote verificherà se non è stato costretto per necessità a mangiare carne.

2) Chi uccide un vescovo, un sacerdote o un diacono, morirà.

3) Chi, secondo l’usanza pagana, seppellisce i cadaveri bruciandone i corpi, subisce la pena di morte.

4) Chi vuole rimanere pagano e si nasconde tra i Sassoni per non essere battezzato o chi rifiuta di essere battezzato, morirà.

5) Chi trama con i pagani contro i cristiani o permane con loro come nemico dei cristiani, morirà. E anche chi lo sostiene contro il re e la cristianità, morirà.

6) Per quanto riguarda i casi minori, tutti concordano che a ogni chiesa vengano assegnati una corte principale e due mansi di terra sono assegnati dagli abitanti di un territorio appartenente a quella chiesa, e che ogni 120 abitanti che siano nobili, liberi e servi, si debba contribuire con una servo e una serva per questa chiesa.

7) Di conseguenza, sembra sensato includere in questi regolamenti che tutti i bambini siano battezzati entro un anno di età. Stabiliamo che chiunque, senza il permesso del parroco, disdegni questa regola, debba pagare il fiscus 120 denari se nobile, 60 denari se libero e 30 denari se servo come multa.

8) Chi contrae un matrimonio proibito o illecito paga 60 denari se nobile, 30 se libero, e 15 se servo.

9) Chi offre i voti secondo l’usanza pagana alle sorgenti, alberi o boschetti o compie sacrifici secondo l’usanza pagana e organizza un pasto comunitario in onore degli idoli paga se nobile 60 denari, se libero 30 denari, se servo 15 denari. E se non ha il denaro, potrà pagare con un periodo al servizio della chiesa.

10) Comandiamo che i sassoni cattolici siano sepolti nei cimiteri cristiani e non sui tumuli pagani.

11) Gli indovini e i maghi devono essere consegnati alle chiese e ai parroci.

12) Proibiamo a tutti i sassoni di tenere assemblee del popolo a meno che il nostro messaggero reale non le chiami al nostro comando. Piuttosto, ciascuno dei nostri conti dovrebbe tenere riunioni e amministrare la giustizia all’interno del suo ambito di potere, e i parroci dovrebbero controllare che si comporti di conseguenza.

Come vediamo dai punti selezionati, non mancavano certo i metodi sistematici e puntuali nell’Alto-Medioevo per costringere una popolazione a cancellare le proprie tradizioni per abbracciare quelle del vincitore. Nonostante l’accanita difesa per i Sassoni non c’era speranza di vittoria contro un impero (sostenuto da parte dell’aristocrazia sassone). Con un gesto simbolico finale Widukind fu costretto a battezzarsi e a giurare fedeltà a Carlo. Le ultime ribellioni furono spezzate con programmi di deportazione e ricollocamento di Sassoni in terre lontane dalla propria casa. I Franchi arrivarono così al limite Est del mondo germanico, sulle rive dell’Elba (confine che per tutto il Medioevo rimarrà significativo per distinguere Europa Occidentale da quella Orientale), dove si scontrarono con le popolazioni slave non cristianizzate. Allo stesso modo, più a nord, l’impero confinerà con il mondo scandinavo ancora nettamente pagano. Un mondo che proprio in quegli anni (fine VIII sec.) avrebbe fatto il suo prepotente ingresso sulla scena europea con una lunga serie di migrazioni e colonizzazioni, chiamate poi in seguito: Epoca Vichinga.

Scandinavia

Danimarca, Svezia e Norvegia

Andiamo a vedere quindi l’ingresso del Cristianesimo in Scandinavia con particolare attenzione all’Islanda. Ovviamente, per ragioni geografiche, la prima regione a subire l’influsso del sud cristiano fu la Danimarca. Questa era divisa in tanti piccoli ‘regni’ prima che nel 930 circa Gorm il Vecchio (discendente di Ragnar Lodhbrok) la unificò sotto un’unica corona. Egli era ancora un convinto pagano ma il figlio, Harald Dente Blu, si dice fu il primo re danese a farsi battezzare. La questione è in realtà molto controversa, poiché le fonti al riguardo, Adamo da Brema e Widukind di Corvey, contrastano non poco nel riportare i fatti. Ad ogni modo il leitmotiv dell’ingresso della nuova religione è sempre lo stesso: politico. Queste realtà frammentate si trovavano a coesistere con un gigante imperiale cristiano come vicino e come punto di riferimento del mondo conosciuto. Dati questi presupposti è sempre questione di tempo prima che parte delle aristocrazie veda in esso un alleato e un’occasione di ascesa politica. Sappiamo che Harald è stato per tutta la vita a stretto contatto, pacifico o meno, con il Sacro Romano Impero della dinastia sassone e, secondo i cronisti, sembra che il suo battesimo fu proprio condizione per cementare l’amicizia con Ottone il Grande. Anche il primissimo sovrano danese a convertirsi, Harald Klak, aveva grossi interessi ad abbracciare la nuova fede dato che il cattolicissimo Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno, lo aveva accolto nel momento dell’esilio. Quest’ultimo era dovuto a conflitti interni ai danesi e si dice che Harald promise all’imperatore che al suo ritorno in patria avrebbe portato con sé vescovi e missionari. Un altro sprono alla conversione era il matrimonio misto, ad esempio dei coloni danesi in Inghilterra, che nel corso di generazioni portava ovviamente alla cristianizzazione dell’intero gruppo familiare.

In Svezia nel IX sec. alcuni vescovi provenienti dall’arcidiocesi di Amburgo-Brema, Anschar e Unni, provarono a principiare un’evangelizzazione ma con poco seguito. Tuttavia anche qui il processo di Cristianizzazione fu un movimento dall’alto verso il basso e si sa che nel 990 la Svezia con Olaf Skötkonung ebbe il suo primo re cristiano. Egli principiò a fondare sedi episcopali nel sud del regno ma ancora il grande Tempio di Uppsala, sede del thing e dei sovrani, esercitava un’influenza ineguagliabile. Solo nel 1164 per decreto papale si riuscì a fondare un’arcidiocesi nel luogo. I conflitti religiosi in Svezia iniziarono allorquando nel 1080 il re Inge si rifiutò di performare i sacrifici tradizionali a Uppsala, scatenando l’indignazione della popolazione. Così egli fu esiliato e sostituito dal fratellastro Blot-Sweyn. Ciononostante, dopo tre anni in esilio, Inge tornò a Uppsala quando il re era al suo interno e fece dare fuoco alla sala. Il primo tornò al potere ma, almeno fino al 1100, le gerarchie cristiane dovettero fare i conti con una società ancora fortemente pagana. Basti pensare che in quel periodo il di Norvegia, Sigurd I Magnusson indisse una crociata verso la regione di Småland al fine di costringere alla conversione gli abitanti.

In Norvegia la cristianità arrivò inizialmente per l’opera del re Hakon il Buono, figlio del famoso Harald Bellachioma (il primo re di tutta Norvegia). Egli divenne cristiano perché adottato ed educato dal re anglosassone Athelstan e da quest’ultimo armato per andare a riconquistare il regno reclamato dal fratello Eric Ascia Insanguinata. Furono lunghissimi anni di lotte per il potere, prima contro i figli di Eric e poi, dopo la sua morte, contro svedesi e danesi. Suo figlio Harald Mantello-Grigio fece distruggere alcuni templi pagani ma senza molto consenso popolare. Il successivo leader della Norvegia, lo jarl Haakon Sigurdarsson, fu al contrario un convintissimo pagano e contribuì a rivitalizzare le tradizioni indigene. Arrivò anche a rompere l’alleanza con il potente re danese cristiano Harald Dente-Blu, il quale voleva convertirlo, e lo sconfisse nella leggendaria battaglia di Hjörungavágr. Le cose mutarono nel 995 quando Olaf Tryggvason divenne re di Norvegia dopo essersi convertito e aver fatto uccidere Haakon. Si racconta che il primo fu in precedenza condottiero per un popolo del Wendland (terra degli slavi) e combatté alleato con Ottone II di Sassonia contro il re danese. Dopo la morte di sua moglie Geira si ritirò in meditazione sull’isola di Scilly, dove incontrò un profeta cristiano che gli fece una previsione che infine risultò vera. Per questo si convertì e conquistò il trono di Norvegia. Da qui alla fine del suo regno sembra che Olaf si prodigò nella cristianizzazione di tutte le terre norvegesi continentali e insulari. Forse si propose addirittura come unificatore dell’intera Scandinavia e credeva che il nuovo credo monoteista potesse fare al caso suo. Fu proprio una coalizione di danesi e svedesi a porre fine alle sue ambizioni. Passato l’anno Mille il comando degli jarl di Lade fece tornare al potere la religione tradizionale.

Tutto ebbe una svolta decisiva con il famosissimo Olaf Haraldsson (che sarà Olaf il Santo), un nobile vichingo che combatteva in vari scenari nel Mare del Nord. Aiutò il re anglosassone Athelred l’Impreparato a difendere il trono contro il danese Cnut e prima di tornare in Norvegia soggiornò in nel Ducato di Normandia presso Riccardo II. Quest’ultimo era già un convinto cristiano e forse proprio in questo periodo Olaf vide l’occasione di conversione come passo necessario per conquistare il trono e riunire la patria sotto un’unica fede. Tornato in Norvegia si autoproclamò re e principiò a combattere tutti gli jarl e gli aristocratici che gli si opponevano. Nonostante questo l’intervento di Cnut il Grande di Danimarca gli fece perdere il regno che non riuscì mai più a recuperare. Morì nel 1030 nella Battaglia di Stiklestad mentre tentava di raggiungere la capitale ‘cristiana’ del paese: Nidaros. Olaf fu santificato dalla chiesa romana nel 1164. Il suo contributo, anche se esagerato ed esaltato dalle agiografie più tarde, fu spingere la chiesa norvegese a costruire una più radicata presenza sul territorio e rinforzare i ranghi con presuli provenienti dal continente. In alcune saghe si racconta di come egli ordinasse le conversioni forzate dei pagani più resistenti. Sembra che la metodologia utilizzate consistesse nella tortura e mutilazione della vittima, la quale sarebbe così stata riconosciuta dalla comunità. Occhi cavati, serpenti velenosi, carbone ardente sullo stomaco, affogamento, il suo passato di guerriero si era unito allo zelo intransigente della nuova fede. Ciononostante non sembra che Olaf intervenne a cristianizzare il diritto. Ciò fu invece portato avanti dai suoi successori in un processo che culminò con l’istituzione a Nidaros della prima arcidiocesi norvegese.

Islanda

Gli accadimenti norvegesi, i quali solitamente anticipano ciò succederà in Islanda (la colonizzazione dell’isola fu principiata da fuggitivi norvegesi), ci introducono l’arrivo della nuova fede in quella lontana isola. A onor del vero i primissimi coloni furono dei monaci irlandesi, i quali vennero trovati dai fuoriusciti norvegesi nel momento della Landnáma (la conquista della terra). Si dice che questi monaci se ne andarono subito, poiché non volevano vivere insieme ai pagani. Nonostante questo è probabile che una minoranza cristiana sia sempre vissuta insieme alla maggioranza pagana e fino al Mille la chiesa romana non intraprese mai azioni organizzate di evangelizzazione. Quest’ultima inizialmente era delegata a iniziative individuali, come quella di Thorvaldur Kondrànsson che da un viaggio in Europa aveva riportato con sé un vescovo sassone, Frederick. Essi viaggiarono per l’Islanda incitando alla conversione, provando a convincere le persone della superiore forza di Cristo rispetto agli dei. Ottennero qualche successo nelle campagne ma quando arrivarono all’Allthing (l’assemblea di tutti gli islandesi) furono scherniti dai presenti e Thorvaldur rispose uccidendone due. Così loro e altri missionari furono espulsi dall’isola.

Le cose iniziarono a cambiare grazie all’influenza del noto Olaf Tryggvasson di Norvegia. L’Islanda non ruppe mai davvero i rapporti con quella che rimaneva, anche se odiata, la madrepatria. Gli islandesi erano gelosi della loro indipendenza e della loro differenza dai cugini del continente, tuttavia la corona norvegese con il passare dei secoli andò a guadagnare sempre maggior potere sull’isola. Alla luce di questo i sovrani cristiani di Norvegia videro nell’evangelizzazione di quest’isola ribelle un modo per inglobarla nel proprio regno. Così iniziarono ad aumentare gli ‘inviati/missionari’ del re in Islanda. Uno di questi, Stefnir Thorgilsson, iniziò la sua missione nel 996 ma, a causa di un freddo benvenuto da parte indigena, iniziò a girare per tutta l’isola con dieci uomini distruggendo templi, altari di pietra e spaccando statue cultuali. Questo episodio portò gli islandesi a prendere provvedimenti e alla Allthing fu promulgata una legge che bandiva dal paese chiunque avesse profanato, offeso e recato danno agli Dei. Il Cristianesimo fu visto come un pericolo per il clan e la famiglia. Stefnir fu in effetti esiliato e tornando dal re norvegese gli comunicò che non sarebbe stato facile sottomettere gli isolani.

Ma re Olaf non si diede per vinto e spedì in missione un avventuriero sassone senza scrupoli: Thangbrand Il Prete. Quest’ultimo si era già messo in luce negativamente in missione di cristianizzazione della popolazione norvegese di Hordaland, dove si approfittava dell’inferiorità politica dei pagani per vessarli e derubarli. Questo prete caritatevole accettò come penitenza di andare a portare la parola di Gesù agli islandesi. Arrivato sull’isola riuscì a battezzare alcuni godhar (capifamiglia) influenti come Hallur ma con molti altri incontrò resistenza allora incominciarono nuovamente le violenze. Combatté in duello contro un tale Thorkel e perse; alcuni con un mago tentarono di tendergli una trappola e una voragine si aprì sotto di lui, ma vi cadde il cavallo e non lui; uccise uno scaldo (poeta) che aveva composto versi infamanti contro di lui e poi ne uccise un altro. Fu confrontato anche da una poetessa, Steinunn Réfsdottir, la quale gli dedicò due lausavísur (strofe sciolte) in cui dimostrava la superiorità di Thor rispetto a Cristo. Al ritorno in Norvegia Thangbrand fece sapere al re della situazione disperata che regnava sull’isola. Allora Olaf si indignò ancora di più e decise di prendere duri provvedimenti contro gli islandesi pagani che si trovavano in Norvegia al momento.

Tuttavia ormai il piede della monarchia all’ Allthing era ormai solido. Molti capifamiglia erano consapevoli dell’importanza di intrattenere buoni legami politici ed economici con la madrepatria e la conversione era il presupposto fondamentale per farlo. Adesso la comunità cristiana si era ingrandita e la pace era minacciata da sommosse e guerre civili tra cristiani e pagani. Questi ultimi tentavano di far valere la legge anti-blasfemia del 997, laddove i primi facevano di tutto per sabotare i lavori dell’assemblea. Ad esempio, dato che molti dei capi pagani venivano da molto lontano rispetto a Thingvellir (sede dell’Allthing) la fazione cristiana filo-norvegese tentò di spostare in avanti la data dell’assemblea in modo da inficiare l’approvvigionamento di mangime per i cavalli. Inoltre sembra che i cristiani inviarono dei delegati a Olaf per ricevere più supporto. Quest’ultimo prese quattro ostaggi nobili islandesi, uno per ogni ‘quarto’ dell’isola, e li avrebbe liberati solo nel momento in cui l’isola avesse accettato il Cristianesimo. Nella primavera del 1000 i capi filo-norvegesi tornarono in Islanda con laute risorse finanziare donate dal re così da risultare più convincenti con i connazionali. In effetti quando tutta la comunità cristiana si riunì era numerosa come non lo era mai stata. Dopo una messa si diressero all’Allthing e, i due leader cristiani, Hjalti e Gissur, ricordando degli ostaggi in mano al re, fecero le loro richieste. Hallur dei cristiani richiese a Thorgeir il Godhi (in quel momento lögsögumadhur, il ‘pronunciatore di leggi’), forse sotto pagamento, di legiferare. La mattina seguente Thorgeir motivò la sua decisione in quanto avrebbe permesso la fine delle divisioni e dei litigi. Tale fine si sarebbe raggiunta solo accettando tutti la nuova fede. Ogni islandese si sarebbe dovuto far battezzare e se fosse stato colto in flagrante a performare i riti tradizionali avrebbe pagato con la morte. In questo modo l’Islanda divenne formalmente ‘cristiana’, e quella maggioranza pagana avrebbe dovuto accettare la nuova situazione. Una leggenda dice inoltre che Thorgeir, fino a quel momento pagano, dopo aver pronunciato la legge gettò da una cascata (Godhafoss, la Cascata degli Dei) tutti i suoi idoli, ma tale episodio è un’invenzione ottocentesca.

Finlandia

Apriamo una piccola parentesi ai margini del mondo nordico-germanico, dove troviamo un’altra cultura: quella finnica. Si sa molto poco dei Finni prima dell’arrivo del Cristianesimo nell’anno Mille e le missioni, provenienti sia dalla chiesa cattolica occidentale che da quella ortodossia orientale, iniziarono solo con le Crociate nel 1100. Le fonti sembrano attribuire l’evangelizzazione della Finlandia a Sant’Enrico di Uppsala, un arcivescovo inglese che, insieme allo zelante re cristiano svedese Erik IX, si recò nella terra dei laghi. Dietro alla missione vi erano le manovre di un altro britannico, Nicholas Breakspear, che con il nome di Adriano IV fu l’unico pontefice inglese della storia. Erik fu un re cristianissimo e fu lui a fondare la cattedrale di Uppsala, là dove vi era il più importante centro religioso pre-cristiano della Scandinavia. Non si sa molto della Crociata Finlandese ma essa fu a tutti gli effetti una guerra tra Svedesi e Finni, tinta di fede ma probabilmente legata a rapporti economici concernenti i centri commerciali del Baltico. Il Regno di Svezia uscì vittorioso e costrinse gli sconfitti a convertirsi. Sant’Enrico rimase il loco per dirigere il processo di cristianizzazione fino alla sua morte violenta che si dice essere avvenuta per mano di un contadino convertito ma da lui scomunicato. Nel 1296 gli fu dedicata una cattedrale ad Abo (oggi Turku) ed è stato sempre celebrato come un martire della fede. Tutti questi episodi devono essere presi con le pinze ma qui come in altri contesti torniamo a vedere come l’aspetto politico sia il leitmotiv predominante del cambio di religione. La Finlandia, dal punto di vista del mondo ecclesiastico latino, era un po’ l’avamposto estremo del mondo scandinavo e il clero arrivava lì dove arrivavano le truppe svedesi. Le notizie non sono molte ma sappiamo che ancora ai tempi di papa Innocenzo III vi furono delle rivolte anti-missionarie stroncate con la forza e i recalcitranti Finni pagani della Karelia furono lasciati in mano agli ortodossi Russi di Novgorod.

Irlanda, Scozia e Galles

Allontaniamoci adesso dal mondo germanico e andiamo a vedere cos’è successo nel mondo celtico insulare partendo dal Galles. Quest’ultimo, essendo parte della Britannia romana, subì l’evangelizzazione già dal IV sec. d.C. anche se a quest’epoca le storie sui missionari e i martiri sono più leggendarie che reali. Il Galles fu tra l’altro patria del noto teologo cristiano Pelagio, il quale fondò un momento considerato poi eretico dalla chiesa romana. La regione seguì il destino della provincia romana, fu abbandonata precocemente dalle truppe imperiali e in effetti la sua nascita ‘culturale’ si deve proprio al fatto che l’invasione di Angli, Sassoni e Juti dall’Est si arrestò proprio ai suoi confini (separando l’Inghilterra germanica dal Galles celtico, in inglese Wales, che deriva dal modo in cui i germani chiamavano i britanni: wealas). È probabile che la regione gallese abbia costituito un isola di salvezza per il clero cristiano di fronte all’invasione dei pagani anglo-sassoni.

In Scozia siamo già fuori dall’impero romano ma comunque sul limes. Ciò ha determinato anche qui una precoce influenza religiosa in primis nelle Lowlands e la diffusione di culti stranieri tra la popolazione gaelica. Con il collasso di Roma e l’arrivo degli invasori anglo-sassoni le terre scozzesi rimasero tagliate dal resto della Britannia. Delle prime missioni evangelizzatrici non si sa niente di certo ma rientrano in quel processo che è chiamato Missione Hiberno-Scozzese, ovvero l’iniziativa di monaci e chierici irlandesi che, sull’esempio di San Patrizio, principiarono a fare proselitismo fuori dall’Irlanda. L’Apostle to the Southern Picts fu un tale San Niniano (in realtà forse confuso con Finnian di Clonard), il quale fu attivo nella Scozia meridionale nel periodo in cui i romani abbandonavano l’isola ma la sua figura rimane misteriosa. A lui è attribuito la costruzione della Candida Casa a Whithorn, una delle prime chiese di Scozia. Ben più importante fu Columba di Iona, abate irlandese, discepolo di Finnian e uno dei cosiddetti Dodici apostoli d’Irlanda. Egli partì per il Regno di Dál Riata (un regno del sud-est scozzese che aveva legami con l’Irlanda del nord) forse invitato da suoi parenti. Da lì inizio la sua missione tra gli scozzesi, fondò il famosissimo monastero di Iona nelle Ebridi così come tante altre chiese in giro per il paese. Visitò il re pagano Bridei I dei Pitti guadagnandosi il suo rispetto ma senza riuscire a convertirlo. Inutile ribadire che tali legendae agiografiche e vitae sanctorum vadano prese con le pinze, tuttavia possiamo immaginare che la diffusione della nuova fede abbia seguito le metriche degli altri luoghi, ovvero dall’influenza del più ricco sud latino cristiano e dal mondo celtico-cristiano irlandese.

Veniamo adesso infatti all’Irlanda, il cui clero fu la più grande scuola missionaria di tutta l’Europa medievale. Le popolazioni dell’isola erano prevalentemente di religione celtica e il culto doveva essere in mano alla classe sacerdotale druidica. Gli irlandesi, anche senza essere inclusi nell’impero romano, avevano sicuramente molti contatti con esso e, un po’ come gli scozzesi, subirono l’influsso religioso già da prima dell’arrivo di Patrizio. Una primissima figura fu il vescovo gallico Palladio, inviato nel 431 d.C. da Papa Celestino a evangelizzare il mondo celtico insulare, ma di lui si sa pochissimo. È probabile che comunità di monaci cristiani si siano recati in Irlanda già nel corso del V sec. e tra loro l’Apostle of Ireland: Patrizio. Egli visse negli stessi anni in cui l’Impero Romano d’Occidente crollava e nacque presumibilmente in Britannia. Anche la sua vita è tinta di leggenda, perciò non si sa cosa sia vero e cosa no, e non molto dettagliata. Ad ogni modo racconta di come egli sia andato a giro per l’Irlanda a battezzare e convertire figli e figlie dei re e che certe volte sia stato deriso, picchiato e imprigionato. Interessante per avere un’idea di come Patrizio fosse visto dagli irlandesi pagani è il riferimento nella Vita sancti patricii del monaco Muirchú a una supposta profezia druidica:

«Attraverso il mare verrà zappa-testa, fuori di testa,

il suo mantello con foro per la testa, il suo bastone piegato in testa.

Canterà empietà da un tavolo davanti a casa sua;

tutto il suo popolo risponderà: “così sia, così sia”.»

Dato che le informazioni su di lui sono incerte non intendo parlarne troppo, però degni di nota sono alcuni suoi supposti miracoli. Molte delle fonti dipingono Patrizio con un conquistatore delle terre selvagge, scacciando demoni da boschi, fonti e rocce, maledicendo re e lottando contro l’infida magia druidica. Uno dei prodigi più famosi attribuiti al santo, ossia la cacciata dei serpenti, è probabilmente un riferimento biblico alla lotta al Paganesimo. Il serpente è il nemico demoniaco, sconfitto da San Michele e da Mosè, e potrebbe forse simboleggiare gli Dei irlandesi o gli stessi druidi, anche perché serpenti reali in Irlanda non vi erano mai stati. Non a caso anche nel digiuno di quaranta giorni sul monte Cruachán Aigle egli viene tentano da un serpente femmina demoniaco che lui scaccia in un lago sotterraneo sotto la montagna (così come esilia degli uccelli demoniaci che ne infestavano la cima in una grotta). Insomma, permane il leitmotiv della Cristianizzazione come ‘lavaggio’ della terra da tutto ciò che non è conforme alla vera fede. Analogamente la sua volontà di fondare la più antica cattedrale d’Irlanda su Armagh (Ard Mhacha, ossia il ‘colle di Macha’), lì dove vi era probabilmente un’altura sacra dedicata alla dea sovrana Macha, signora dei re dell’Ulster e una delle tre Morrìgan, simboleggiava la volontà di compiere una sostituzione di potere. La leggenda dice che il sovrano pagano del luogo, Dáire, non permise inizialmente a Patrizio di costruire una chiesa in cima alla collina ma gli dette comunque una terra più in basso. Tuttavia i cavalli del primo iniziarono a morire di malattia, così come i suoi uomini, allora il capo irlandese fu costretto a cedere alle richieste del santo, il quale, armato della nota carità cristiana, con un po’ d’acqua santa guarì cavalli e persone.

Dopo San Patrizio, nel VI, arrivarono molti altri missionari a consolidare la conquista d’Irlanda, fondando monasteri in tutta l’isola; Clonard, Clonfert, Lismore etc.. Anche il suggestivo isolotto atlantico Skellig Michael fu ritiro monastico. La dedica all’arcangelo guerriero tradisce solitamente l’occupazione di un santuario pre-cristiano e la presenza di Skellig nella mitologia irlandese, anche per la sua posizione nell’Estremo Sud-Occidente lanciata nell’oceano, fanno pensare a un luogo sacro anche per i Celti. Come abbiamo visto per tutte le altre realtà europee, la conversione della popolazione non fu certo una cosa semplice per il clero. Gli Irlandesi avevano le loro secolari tradizioni e il loro ritmo stagionale ed esistenziale che non era facile sradicare. Difatti per lunghissimo tempo anche le persone nominalmente ‘cristiane’ continuavano a festeggiare ricorrenze pagane, per lo sgomento dei missionari. Un metodo utilizzato per pubblicizzare tra il cristianesimo tra i gentili, come si vede in una lettere del vescovo Daniel di Winchester a San Bonifacio, è quello di sottolineare il successo e la maggiore ricchezza delle comunità cristiane rispetto agli altri. In effetti quest’aspetto deve aver costituito uno se non il principale motore di conversione delle genti, le quali dovevano sopravvivere in un mondo dove i più benestanti, i più potenti, influenti e i più ricchi erano cristiani. Tale fatto era la prova della superiorità del Dio di Abramo su tutti gli altri. Un po’ come oggi conviene appartenere a certi circoli o avere certi legami, anche allora, se si sognava di aumentare la propria posizione sociale, fare affari in tutti i mercati e stringere alleanze utili era difficile non fare prima o dopo il passo della conversione. L’egemonia culturale ed economica era importante anche allora. Bastavano alcune generazioni e il processo di ‘educazione’ dall’alto verso il basso era inesorabile. Le famiglie dell’elite, i proprietari terrieri avevano il compito di portare i propri servi sulla retta via e trasformare parte della proprietà in terra della chiesa. Il caso irlandese fu particolare, poiché la società era meno stratificata di quella dei vicini Anglo-Sassoni e vi era un ordine sacerdotale pagano organizzato, quello druidico, che in altri posti non c’era. Forse quest’ultimo aspetto ha determinato la forma peculiare di organizzazione clericale che ebbe l’Irlanda.

Gli Slavi

Continuiamo il nostro viaggio verso i confini sempre più remoti d’Europa e arriviamo nelle terre degli Slavi. Alla fine dell’Epoca Vichinga e verso l’Anno Mille gran parte delle popolazioni dell’Europa orientale erano ancora ampiamente legate alle loro religioni tradizionali. Prima particolarità di questa Cristianizzazione fu il suo dualismo dottrinale, poiché essa fu intrapresa sia dalla chiesa occidentale che da quella orientale, anche prima del famoso scisma del 1054. I primi contatti dei missionari con i popoli slavi si ebbero nel Sud-Est della Germania, in Baviera, Austria, Boemia e nei Balcani tra Serbia e Bulgaria. Non mi dilungo qui a specificare le varie differenze culturali del mondo slavo altrimenti non mi basterebbe un libro, ad ogni modo basterà essere consapevoli che il popolamento da parte di questi popoli dell’Europa orientale (e Mitteleuropa) fu un processo graduale incominciato con la fine dell’Impero Romano e stabilizzatosi verso il X sec.. I modi di espansione verso est del Cristianesimo furono più o meno i medesimi che abbiamo visto per Celti e Germani, ovvero ad alto tasso politico. Le famiglie e le tribù dell’est erano più a stretto contatto di quanto pensiamo con i più ricchi occidentali/meridionali e, col passare del tempo, ne subivano sempre più l’influenza. Carlo Magno, mentre sopprimeva le rivolte sassoni, si preoccupò di consolidare il confine est del suo impero e tra i suoi Machtfaktoren vi era anche l’invio di vescovi e monaci a evangelizzare i popoli circostanti. La conquista militare andava di pari passo con la fondazione e l’organizzazione di diocesi (molte delle quali ancora esistenti). La Slawenmission si dipanava anche da sud, dai territori balcanici dell’Impero Bizantino e proprio da questi partirono i due personaggi più noti dell’Est, gli ‘apostoli degli Slavi’ Cirillo e Metodio di Salonicco. Molte volte, come abbiamo visto anche per gli Anglo-Sassoni e gli Scandinavi erano gli stessi principi di queste nazioni, talvolta già vassalli dei regni cristiani, a chiamare i missionari a casa loro. In effetti era una sorta di politica d’integrazione nell’Europa che conta. Essere Cristiani nell’Alto-Medioevo era un po’ come avere la Green Card nel 1900. Ad esempio i Bulgari nel IX sec. si trovarono nel dilemma se fosse più conveniente ‘essere cristianizzati’ dalla Chiesa Bizantina o da quella Romana. Molto più complessa e dolorosa fu la penetrazione nel nord-est, laddove l’Impero Carolingio era arrivato. Questa parte della Storia è eminentemente tedesca e il confine segnato dal fiume Elba tra mondo germanico e slavo sarebbe divenuto per la storiografia un luogo fondamentale dello sviluppo europeo.

La Crociata contro i Wenden

Tradotta in italiano ‘crociata dei Venedi’, tale termine era un antico etnonimo sinonimo di ‘slavi’. Il confine tra il Regno dei Franchi Orientali e gli Slavi dell’Elba rimase tranquillo almeno fino all’inizio del X sec.. Tutto cambiò quando Ottone il Grande di Sassonia sconfisse gli Ungari a Lechfeld nel 955, poiché ciò gli permise di concentrarsi sul teatro a Nord. A questo punto devo fare un doveroso appunto storico, soprattutto per chi si interessa di storia dell’Europa Centrale e Orientale fino alla contemporaneità, ovvero ricordare la nascita di un fenomeno fondamentale della storia europea, che gli storici tedeschi chiamano: Deutschen Ostsiedlung/Ostkolonisation (la colonizzazione tedesca dell’Est). Con tale termine si intende generalmente quel processo spontaneo di migrazione di popolazione germanofona verso est a partire dall’Alto-Medioevo. Questo movimento di famiglie seguì solo in parte motivi geopolitici e fino al Rinascimento rimase legato all’iniziativa privata. Solo col XIX sec. la politica imperiale tedesca avrebbe ripreso questo concetto e lo avrebbe rielaborato (con i nomi Drang nach Osten/Spinta verso est o Zug nach Osten/Slancio verso est) per legittimare la conquista da parte del neo-nato Impero Tedesco dei paesi dell’est. Possiamo quindi capire che anche le velleità espansive della Germania nazista verso l’Europa slava (col motto divenuto Gefahr aus dem Osten/pericolo dall’est) erano ben radicate nella storia tedesca.

Tornando a Ottone di Sassonia egli rinnovò la politica che fu di Carlo Magno, ossia quella dell’espansione politico/religiosa tramite il finanziamento alla fondazione di diocesi nelle regioni dell’odierna Germania dell’est. In risposta a tale in gerenza le popolazioni interessate, Obotriti, Veleti, Sorbi etc., si ribellavano ogniqualvolta il potere imperiale era debole e assente e distruggevano le sedi del potere cristiano. Per più di un secolo, data la frammentazione del teatro politico e lo scarso peso economico-demografico delle regioni, gli stati pagani riuscirono a sopravvivere senza grandi scossoni. Tutto cambiò nel XII sec. quando il mondo occidentale stava vivendo una rinascita economico-demografica e la cristianità ringiovaniva il proprio vigore promuovendo le Crociate verso la Terra Santa e non solo. In questo rinnovato clima di guerra agli eretici, agli infedeli e ai pagani gli stati cristiani del Baltico colsero l’occasione per avviare la propria personale guerra santa. All’inizio del 1100 le elites del Sacro Romano Impero cercavano di trovare quel casus belli necessario per legittimare l’inizio di un conflitto su larga scala. Le popolazioni slave pagane erano un pericolo per i cristiani che vivevano nelle loro terre e perciò dovevano essere convertite o sottomesse. Per le diocesi della Germania del Nord la Ierusalem nostra da liberare si trovava proprio lì accanto nelle regioni odierne di Magdeburg e Brandenburg e il Reichstag (dieta) di Francoforte del 1146, il cui tema verteva sulla guerra santa in Palestina, fu l’occasione per parlare del problema slavo. In modo simile ai principi spagnoli, i quali furono dispensati dal papa dalla spedizione in Terra Santa dato che già erano impegnati in casa propria nella lotta contro i moros, anche gli aristocratici sassoni e compagnia bella poterono sostituire il loro impegno in Medio Oriente con una crociata a km 0 (un po’ come integrare i propri CFU di ‘bravi cristiani’ con una home crusade). Un anno dopo il famoso monaco teologo Bernard de Fontaine (Bernardo di Chiaravalle), fondatore dell’Ordine Cistercense, chiamò le legioni di Cristo alla crociata antipagana. Egli predicò e sostenne la figura del miles christi (cavaliere di Gesù) nella De laude novae militiae ad milites templi, dedicata a Hugues de Payns, primo maestro dell’ordine dei Poveri compagni d’armi di Cristo e del tempio di Salomone (alias Ordine dei Templari). Nei confronti dei pagani San Bernardo si ricollegò al suo concetto di malicidio, ossia la possibilità di uccidere in difesa dei cristiani minacciati, ed sancì per gli Slavi una natio deleatur (distruzione del popolo), probabilmente nel senso di ‘cancellazione’ di un certo tipo di società. Anche se un intellettuale come lui non poteva certo permettersi di giustificare l’omicidio dei nemici, i suoi incitamenti condussero come al solito i guerrieri a concepire la conquista nella logica di ‘o battesimo o morte’. Ad ogni modo il ‘via’ formale alla crociata fu dato dal pontefice Eugenio III con la bolla Divini dispensatione con la quale ai partecipanti era concessa l’indulgenza da tutti i peccati.

Dunque, sotto la guida del duca di Sassonia Enrico il Leone e Alberto l’Orso, marchese di Brandenburgo, gli eserciti cristiani attraversarono il fiume Elba in più punti invadendo le terre degli Obodriti, Evelli, Lutizi, Sorbi, Veleti etc.. Gli Slavi si difesero quanto poterono ma il nemico era troppo numeroso (sostenuto anche da rinforzi danesi) e fortezza dopo fortezza, contado dopo contado, dovettero arrendersi. Un modo abbastanza comune di trattare la resa era la chiamata da parte della comunità assediata di un missionario, tipo Ottone di Bamberga (l’apostolo della Pomerania), che battezzasse i cittadini così che la pace potesse essere siglata. In generale sembra che tale invasione della Germania dell’Est non sia stata volta allo sterminio e alla desertificazione da parte delle truppe tedesche, questo probabilmente perché i principi Enrico e Alberto, secondo gli storici, avevano già in programma di includere le terre occupate tra i propri possedimenti. Ovviamente per ciò che concerneva tutto il patrimonio culturale e religioso tradizionale non fu così. I luoghi di culto pagani furono distrutti o trasformati in chiese, queste ultime posizionate solitamente al centro dei borghi e le festività annuali proibite. Tutto questo, unito all’immigrazione di coloni tedeschi (citata sopra) contribuì a cementare la presa su tali territori da parte dei nuovi dominatori.

La Crociate del Baltico

Ovviamente i cristiani non si accontentarono della Germania dell’Est e proseguirono la loro conquista/colonizzazione. I Polani, abitanti dell’odierna Polonia centrale, furono un popolo che scelse precocemente la Cristianizzazione (prima del Mille) e quindi giocò un ruolo centrale nella penetrazione in Pomerania, in Prussia e Lituania degli eserciti crociati. È giusto ricordare che sin da Età Antica, così come in Epoca Vichinga, tutta la zona costiera del Baltico fu una regione commercialmente strategica per il controllo dei traffici tra Scandinavia, Europa Orientale e Mar Nero. Anche per queste ragioni le elites polacche e tedesche erano interessate a inglobare quelle terre nei propri feudi. Guerre e battaglie si susseguirono fino al Dugento e all’inizio di questo secolo furono fondati a scopo missionario dal vescovo Alberto di Livonia i Fratres miliciae Christi de Livonia, conosciuti come i ‘Fratelli di spada della Livonia’. Questo ordine fu creato per proteggere il clero e i missionari ma di lì a poco divenne un vero e proprio esercito permanente del vescovo. Nel giro di pochi anni però questa band of brothers iniziò a fare sempre più i propri interessi economici al di là delle direttive ecclesiastiche. Siglavano autonomamente accordi, saccheggiavano e conquistavano terre a loro piacimento. A quel punto la Chiesa di Roma decise di disfarsi in qualche modo di questi indisciplinati e l’occasione fu data proprio dalla Battaglia di Schaulen nel 1236, nella quale i Fratelli di Spada furono annientati da cavalieri pagani Semigalli e Samogiti. Così l’anno seguente la Chiesa riprese il controllo dell’ordine e decise che sarebbe stato incorporato nel più grande Ordine dei Cavalieri Teutonici. Proprio quest’ultimo sarà il protagonista fondamentale degli eventi baltici da ora fino al 1400.

L’Ordine Teutonico fu un ordine cavalleresco religioso fondato in Terra Santa nell’hospitale tedesco di Santa Maria di Gerusalemme nel 1199 da Papa Innocenzo III. Per farla breve esso nacque relativamente tardi, quando gli Stati Crociati erano già in fase declinante e anche per questo fu richiamato in Europa a combattere eresia e Paganesimo nel continente. Dopo il fallimento nella costruzione di uno stato crociato in Romania i Teutonici, furono chiamati in aiuto dal vescovo Cristiano di Oliwa (l’apostolo della Prussia) nel 1226. Con la Bolla d’Oro di Rimini concessa dall’imperatore Federico II, la quale dava il via libera ai cavalieri per la conquista del Culmerland e di altre terre prussiane. In accordo con i principi polacchi l’ordine principiò l’invasione e fortezza dopo fortezza, mise al sicuro delle basi in una terra grande e poco popolata. La resistenza dei pagani che non volevano convertirsi fu spezzata. La resa di un popolo doveva per forza corrispondere alla sua conversione, poiché laddove non succedeva si terminava il lavoro con le maniere forti. Alcuni accettavano di battezzarsi (anche se molte volte tornavano alle loro usanze subito passato il pericolo), altri più coraggiosi, restavano fedeli fino alla fine, come ad esempio i difensori della fortezza di Honeida scelsero il suicidio alla conversione.

Oltre alla forza, per ‘invogliare’ la gente a convertirsi si tornava a usare i metodi tradizionali passivi di esclusione e segregazione sociale. Ad esempio nella Pace di Cristburgo, siglata dopo la Prima Rivolta Prussiana (nella quale alcuni nobili cristiani polacchi, preoccupati dell’espansione teutonica, si allearono con i pagani), si sancivano i diritti ai quali si poteva accedere se cristiani. Ad esempio:

1) Capacità di ereditare beni mobili e immobili.

2) Ai nobili era concesso di essere cavaliere.

3) Capacità di intentare causa o essere citati in giudizio in tribunali laici o ecclesiastici secondo la legge polacca.

4) Gli unici matrimoni legittimi erano quelli svolti in chiesa e la poligamia era proibita.

5) I rituali e i sacerdozi pagani erano vietati

6) I Pruzzi (prussiani) furono obbligati a costruire chiese rifornite di tutte le necessità, a pagare la decima e a rifornire di grano e sostegno militare i cavalieri teutonici.

Dopo il 1250 l’Ordine proseguì la conquista verso est invase la Sambia (oggi intorno a Kaliningrado) venendo però sconfitto più volte. Così il pontefice e la Chiesa si mobilitarono nuovamente per propagandare la crociata nei paesi cristiani e fornire aiuto ai Teutonici. Così l’esercito della croce fu rimpolpato di migliaia di truppe morave, sassoni e boeme e per i Sambi non ci fu più speranza di vincere. Chi non si convertiva veniva ucciso o imprigionato, alcune cittadine furono totalmente cancellate insieme alla popolazione e i Cavalieri Teutonici, in onore di re Ottocaro II di Boemia, fondarono Königsberg (‘montaglia del re’, oggi Kaliningrado). Intanto l’Ordine di Livonia (ex Fratelli di Spada, ora branca dell’Ordine Teutonico) invadeva le terre dei Samogiti (oggi Lituania) ma prendeva batoste da tutte le parti e ciò invogliò i Pruzzi a ribellarsi nuovamente dando il via alla Grande Rivolta Prussiana. Quest’ultima fu una grande guerra durata circa 14 anni e che mise i Cristiani in seria difficoltà, tanto che dovettero affluire migliaia di rinforzi da molteplici luoghi della Mitteleuropa e rinnovare l’Heidenzug (‘processione anti-pagana). In un’accorata predica papa Urbano IV richiamava alla crociata:

Non senza lacrime abbiamo appreso come quasi mille fratelli siano stati recentemente uccisi dalle mani crudeli di infedeli per la causa della fede, che fino ad ora era stata promossa in quei paesi con tanta fatica e fatica senza fine

Ovviamente, quando i crociati tornarono a essere in vantaggio, la repressione fu durissima, intere comunità reticenti furono sterminate o deportate e molti altri fuggirono verso terre lontane. Terminata la rivolta l’Ordine proseguì verso la Lituania e devastò le terre dei Sudoviani, dei Nadruviani e dei Samogizi. Il pattern rimase il solito: se gli sconfitti si arrendono e si fanno battezzare sono salvi, altrimenti rischiano di essere giustiziati sul posto, deportati o resi schiavi.

Si apriva adesso la strada della Livonia (comprendente più o meno le odierne Lettonia e Lituania) e si dava il via alla creazione della cosiddetta Terra Mariana, ossia come furono chiamate le terre tra Lettonia ed Estonia, e del Deutschordenstaat, ovvero lo Stato Monastico dell’Ordine Teutonico. La guerra di conquista si protrasse in modo altalenante, poiché anche i poteri cristiani (chiesa, Ordine, Granducato di Lituania, etc..) risultavano molte volte in conflitto tra loro. Il Granducato di Lituania in realtà non fu assolutamente uno stato cristiano, anzi fu l’entità politica legata all’antico Paganesimo europeo sopravvissuta più in là nel tempo della nostra storia. Ciò fu possibile grazie alla straordinaria abilità politica e diplomatica dei suoi sovrani, soprattutto Gediminas. Quest’ultimo , ritrovatosi a capo di una nazione con pagani, cristiani latini, ortodossi, ebrei, mantenne l’equilibrio di una realtà così sfaccettata per gran parte del Trecento. Inizialmente fece molte concessioni alla Chiesa di Roma permettendo agli ordini mendicanti Francescani e Domenicani di predicare nelle sue terre e mostrando più volte la volontà di battezzarsi per far acquisire al granducato legittimità politica ed economica all’Europa Occidentale. Dall’altra parte, quando pagani e cristiani ortodossi lo criticarono per questo, egli non ci pensò due volte a tornare sui suoi passi e allentare i rapporti con l’Ovest. L’Ordine Teutonico fu il suo più grande nemico, poiché restio a qualunque tipo di trattativa. Addirittura Gediminas, alleato col re di Polonia Ladislao il Breve, riuscì a saccheggiare la Brandenburgo teutonica. Fino alla fine della sua vita provvisto di geniale realismo politico, riuscì a tenere in equilibrio il proprio stato, concedendo ai Cristiani diritti e libertà ma impedendo ai predicatori di offendere l’antica religione e molestare i lituani pagani.

Ad ogni modo, anche dopo la sua morte, le guerre tra l’Ordine Teutonico e tutti gli altri continuarono. Gli eredi del granduca non furono altrettanto abili e i crociati tedeschi tornarono a guadagnare terreno anno dopo anno, anche perché sostenuti dal Sacro Romano Impero, da volontari provenienti da tutta Europa e dalla costante ‘tedeschizzazione’ (tramite immigrazione/colonizzazione) delle terre baltiche. Anche l’imperatore Carlo IV di Lussemburgo pose come condizioni della pace la conversione del sovrano lituano, ma senza successo. Si dovette aspettare la fine del Trecento, dopo molte sconfitte dei Lituani per mano dello Stato Monastico, per vedere una svolta epocale. Il granduca Jogaila, dopo una crisi di potere della sua nazione, decise di offrirsi come erede del trono di Polonia, accettando così il battesimo e di conseguenza la cristianizzazione della Lituania. Potremmo a questo punto dire che il 1387 fu ‘ufficiosamente’ l’anno in cui il Paganesimo istituzionale europeo si estinse definitivamente. In quell’anno Jogalia si convertì e divenne re di Polonia e Lituania col nome di Ladislao II Jagellone.

Venendo sempre meno la giustificazione religiosa dei conflitti lo stato dell’Ordine Teutonico vide vacillare il senso del proprio esistere e accusò il sovrano lituano, così come la sua gente, di una finta conversione. Nonostante l’intervento mediatore della Santa Sede l’odio tra polacco-lituani e i crociati tedeschi aumentò fino alla famosa lettera dell’Hochmeister (Gran Maestro dell’Ordine) Ulrich von Jungingen recapitata a re Ladislao, la quale fece scoppiare il Grossen Streythe, la ‘grande lite’ (la Guerra Polacco-Lituano-Teutonica). Il conflitto si risolse con la gigantesca Battaglia di Grunwald (o Tannenberg per gli storici tedeschi) nel 1410 che vide l’Ordine pesantemente sconfitto e successivamente anche assediato nella propria capitale a Marienburg. Ironicamente, proprio quando la questione religiosa, almeno a livello ufficiale, non era più in discussione, l’ultimo Stato Crociato della storia inizio a scorgere il proprio tramonto.

La Rus’

Concludiamo questo lungo articolo con un passo indietro di circa cinquecento anni per parlare dell’arrivo del Cristianesimo nelle antiche terre di Russia, Belarussia e Ucraina. Tralasciando la tradizione leggendaria di Sant’Andrea, possiamo fin da subito constatare che stavolta l’azione di diffusione del verbo fu totalmente in mano alla Chiesa d’Oriente.

Nel IX sec., all’inizio dell’Epoca Vichinga, il patriarca bizantino Fozio ritenne che il momento era propizio per portare il vangelo a nord-est. Da non molto l’Impero Bulgaro aveva accettato la conversione per la solita convenienza politico-economica, valutando accuratamente a quale chiesa aderire (Roma o Costantinopoli), massacrando gli oppositori al cambiamento e de-paganizzando la nazione distruggendo santuari e proibendo le ricorrenze tradizionali. Sappiamo molto poco delle primissime missioni tra i Rus’ e anche delle circostanze del battesimo della regina Olga di Kiev nel 945. Il figlio di quest’ultima, Sviatoslav, rimase invece un convintissimo pagano ma già il suo successore, Yaropolk II, sembra che fu più conciliatore verso il Cristianesimo. Possiamo quindi immaginare, come successo negli altri casi, che in quel periodo l’elites slava stesse valutando i benefici di passare o meno al Cristianesimo e fosse divisa in fazioni. Si dovette aspettare il fratello di Yaropolk, Vladimir (che sarà detto il Grande o il Santo), per avere la svolta decisiva.

Nella Cronaca degli anni passati si romanza la scelta meditata da parte di quest’ultimo di una nuova religione. Si dice che avesse inviato emissari a valutare musulmani, ebrei, cattolici ma guarda caso il favore ricadde proprio sulla Chiesa di Costantinopoli. Re Vladimir colse un’occasione di necessità dei Bizantini per farsi consegnare alcune basi commerciali nel Mar Nero e siglare un matrimonio con Anna Porphyrogenita, sorella dell’imperatore Basilio II il Massacratore di Bulgari. L’Impero Bizantino costituiva ancora per il mondo dell’epoca il punto di riferimento imperiale fondamentale, erede di Roma e della Grecia, le sue insegne rappresentavano il potere ancora vivo e presente dei Cesari.

Nel 988, subito dopo il matrimonio, Vladimir fece convertire tutti i suoi figli, i boiari e ‘convinse’ il popolo a recarsi al fiume Dnieper per farsi battezzare dal clero bizantino. Chi non lo avesse fatto sarebbe divenuto un ‘nemico del principe’. Fece inoltre distruggere tutti i templi e le statue di legno della religione tradizionale e la grande raffigurazione del dio Perun fu gettata nel letto del fiume. Da Kiev fino a Novgorod, nelle città e nelle campagne i capi slavi costrinsero alla conversione la popolazione sotto la minaccia del fuoco e della spada e fino a dopo il Mille in molte regioni vi furono delle rivolte pagane di protesta. Ad ogni modo gradualmente tutto il mondo slavo si adattò alla nuova fede e anche i Variaghi di Novgorod abbandonarono gli antichi Dei per allinearsi alle nuove tendenze del continente.

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