Ritratto di [Matilde di Canossa], Marchesa di Toscana.

Il romanzo storico può rappresentare un buon modo per veicolare una conoscenza storica? Quest’interrogativo sarà centrale in questo articolo (ma anche in altri) che avranno come tema l’analisi di romanzi storici. In quest’ottica, analizzeremo il romanzo che Elisa Guidelli ha scritto su Matilde di Canossa poiché, grazie al lavoro di tesi del Master in Public History presso l’Università di Modena e di Reggio Emilia (tematica affrontata: la circolazione del culto di San Geminiano e la Public History), ho avuto modo di iniziare la lettura del romanzo.

Per procedere nell’analisi, bisogna ricordare, come affermato anche da Alessandro Barbero, che “un buon romanzo storico deve far rivivere l’esperienza vissuta del passato”. L’autore in quest’ottica, deve conoscere “il mestiere dello storico” poiché, diversamente, non sarebbe in grado di “far rivivere la cosa più importante”, ovvero “la mentalità, i comportamenti e i modi di parlare” di una determinata epoca” dell’epoca storica che si intende rappresentare all’interno della nostra narrazione: quest’affermazione è in linea con gli obiettivi che, secondo l’Enciclopedia britannica, caratterizzano il romanzo storico, ovvero quello di trasmettere lo spirito, le maniere e le condizioni sociali dell’epoca passata con dettagli realistici ed una fedeltà (in alcuni casi solo apparente) ai fatti documentati. In quest’ottica, se un romanzo storico può trattare di personaggi realmente esistiti o può contenere una miscela di personaggi di fantasia e storici, possiamo considerare come tali anche le storie alternative (Fatherland di Robert Harris), i racconti pseduo-storici (L’isola del giorno prima di Umberto Eco) ), i romanzi di slittamento temporale (La signora di Hay di Barbara Erskine), le fantasie storiche (la trilogia di Re Artù di Bernard Cornwell) e i romanzi multi-temporali (Le ore di Michael Cunningham). In tal senso, un ulteriore elemento che dovremo prendere in considerazione, prima di procedere in un’analisi del romanzo storico di Elisa Guidelli, è l’affermazione dell’Historical Novel Società secondo cui un romanzo può essere considerato storico se scritto almeno cinquant’anni dopo gli eventi descritti o se l’autore, all’epoca dei fatti, non è ancora nato poiché, come potremo intuire, l’autore si avvicina alla conoscenza di questi avvenimenti attraverso un vero e proprio lavoro di ricerca storica: egli, attraverso un’analisi critica, giunge all’elaborazione di una narrazione storica basata sul rispetto sostanziale delle fonti storiche a disposizione.

Il Romanzo di Matilda: Vita e lutti, amori e lotte, caduta e riscatto, violenze e passioni della Grancontessa Matilde di Canossa, scritto da Elisa Guidelli”, si propone di raccontare la vita di Matilde di Canossa, ripercorrendone così le fasi della sua biografia. L’autrice inizia la narrazione del suo romanzo, raccontando di come la contessa di Canossa, in difficoltà e con pochi vassalli rimasti a lei fedeli nella lotta contro l’imperatore Enrico IV (il cugino), è vicina ad arrendersi non trovando nei volti dei suoi uomini “una motivazione, un alito di speranza”. In quel momento, l’intervento decisivo di Giovanni l’Eremita convince Matilde di Canossa a non arrendersi all’imperatore e di continuare in quella lotta che sarebbe terminata soltanto con la morte di quest’ultimo. Il romanzo, come vedremo in seguito, prende l’avvio con una scena che, temporalmente, si colloca nella fase centrale della vita della contessa Matilde di Canossa. L’autrice anticipa perciò la narrazione di un evento, ripartendo poi con una narrazione “lineare” degli eventi: egli, dopo il prologo, pone, in ordine, suddividendole nelle sezioni del suo racconto, l’infanzia (maggio 1052 – aprile 1059), la giovinezza (settembre 1061 – aprile 1076), la maturità (dicembre 1076 – novembre 1102) e la vecchiaia (agosto 1104 – luglio 1115) e conclude con un epilogo in cui si fa riferimento alla morte di Matilde, avvenuta il 24 luglio 1115, ed il contesto politico degli anni immediatamente successivi.

In tal senso, facendo riferimento ad una dichiarazione dell’autrice (“Scrivere un romanzo storico non è semplice: quando mi sono seduta per la prima volta davanti al mio laptop per affrontare i primi passi di quello che è poi diventato Il romanzo di Matilda, il mio problema non era cosa scrivere, ma cosa non scrivere” poiché durante il lavoro di ricerca il materiale accumulato è stato numeroso e non è stato possibile inserire tutte le informazioni. “Non è possibile (..) tradurre in parole ogni minuziosa parte di una vita” e “bisogna fare delle scelte, bisogna affrontare una selezione”), rileviamo come vi sia una consapevolezza delle esigenze e delle dinamiche che, connesse all’elaborazione di un romanzo storico, impediscono, da un lato, di poter raccontare tutto quello che emerge dalla documentazione a disposizione [ella ci segnala come “una bibliografia completa su Matilde di Canossa e sulle figure che prima, durante e dopo la sua vita hanno gravitato attorno a lei e alla sua eredità non solo fisica ma anche spirituale conta un numero incredibile di testi e saggi, interventi e interpretazioni delle fonti”] e, dall’altro, rendono necessario l’inserimento all’interno della narrazione di elementi volti a incuriosire il lettore ed invogliarlo ad approfondire l’argomento, oltrepassando quella che è la storia romanzata dell’epopea di una donna che ha fatto la differenza nella sua epoca e in quelle a venire.

1- Il Prologo

Tenendo conto di queste premesse, possiamo avviare l’analisi di questo romanzo di Elisa Guidelli: qui prenderemo in considerazione come la narrazione abbia inizio con un prologo che si colloca verso la metà del racconto che viene proposto, ovvero nel settembre del 1092.

Il racconto inizia con un momento di sofferenza per Matilde di Canossa e per quei pochi che le sono rimasti fedeli: essa, impegnata nello scontro contro l’imperatore (e cugino) Enrico IV, è ormai prossima ad arrendersi. La comparsa di Giovanni l’Eremita costituisce un momento di svolta per Matilde che, rinfrancata dalle parole dell’asceta, decide di non sottomettersi al “re germanico”.

2- Infanzia

Il Romanzo di Matilda di Elisa Guidelli ha inizio con la narrazione dell’infanzia di Matilde di Canossa: questa fase della vita della futura contessa di Canossa non è molto documentata e sono poche le informazioni che ci consentono di comprendere con certezza quale educazione ella ha ricevuto e la storia della sua famiglia. In tal senso, l’autrice, da un lato, racconta – unendo gli elementi storici a quelli della finzione romanzesca – di una Matilde di Canossa che, bambina, adora il padre e, dall’altro di come fosse conosciuto e temuto per la sua ira al punto che “nessuno avrebbe osato mancarle di rispetto” o “torcerle un dito senza incorrere nella vendetta di Bonifacio”. L’aura potente e selvaggia di Bonifacio di Canossa, formatasi con le storie su di lui (“si diceva che avesse tagliato i nasi e le orecchie degli abitanti di un intero castello e ne avesse riempito tre scudi, solo per vendicare un torto subìto dal suo feudatario, al ritorno di un’impresa per l’imperatore Corrado II” e “che avesse spaventato persino l’imperatore Enrico III”: questi aveva desistito dal suo tentativo di catturarlo per una dimostrazione di forza condotta da Bonifacio), non era percepita da Matilde che, “da figlia preferita”, aveva visto “solo la sua parte tenera” del padre. In ogni qual modo, l’assassinio del padre, raccontato nelle prime pagine del romanzo di Elisa Guidelli, dà l’avvio ad una serie di disgrazie per la famiglia dei Canossa. In tal senso, si racconta di come, negli anni seguenti, moriranno misteriosamente (si ipotizzava anche di un loro avvelenamento) il fratello Federico e la sorella Beatrice. Le disgrazie della famiglia non terminano qui in quanto Beatrice di Lotaringia, madre di Matilde, decide si sposarsi, contravvenendo alla volontà dell’imperatore Enrico III, con Goffredo il Barbuto, duca della Bassa Lotaringia: questo evento provocherà l’inizio di una guerra contro l’imperatore. Con la fine degli scontri, Beatrice e Matilde, abbandonate da Goffredo, ormai sconfitto, vengono fatte prigioniere dall’imperatore Enrico III: esse si vedono confiscate le loro terre e proprietà e condotte a Bodsfeld come prigioniere. Con la morte dell’imperatore Enrico III, l’impero era instabile visto che Enrico IV, suo figlio, era ancora nella minor età. In questa fase, Beatrice e Matilde, grazie all’intercessione del papa (egli, tutore di Enrico IV, “aveva il potere di gestire e pianificare in autonomia la riforma della Chiesa ed il rafforzamento del papato” attraverso il “controllo i baroni più indisciplinati” ed il mantenimento della pace “attraverso una fitta rete di collaboratori capaci” e “inviati nei punti strategici dell’Impero per regolare la situazione politica con discrezione”), riescono ad ottenere il perdono imperiale e a tornare in Italia, riprendendo così anche il possesso dei loro beni e proprietà. Si ricongiungono così anche con Goffredo il Barbuto. In tal senso, è opportuno, infine, ricordare di come Elisa Guidelli, all’interno della sua narrazione, racconta di come sono sorte nel periodo trascorso a Bodsfeld le ostilità tra l’imperatore Enrico IV e Matilde di Canossa. Inoltre, l’autrice racconta, in conclusione della sezione incentrata sull’infanzia di Matilde, del primo incontro con Ildebrando di Soana, futuro papa con il nome di Gregorio VII.

Anche se la scarsità della documentazione storica sull’infanzia di Matilde di Canossa, oggetto della prima fase del romanzo, consente all’autrice di dare maggior spazio all’invenzione romanzesca, è opportuno soffermare la nostra attenzione sugli elementi che si attengono alla documentazione storica che, ricavabile per la maggior parte dalla Vita Mathildis di Doninzone (monaco benedettino), ci permettono di ricostruire le ambientazioni, gli avvenimenti della morte del padre Bonifacio, del nuovo matrimonio di Beatrice di Lotaringia, la loro prigionia presso la corte dell’imperatore Enrico III e la questione del matrimonio – nella prima fase si parla degli accordi che erano stati presi – non desiderato (da parte di Matilde) con Goffredo (di cui troviamo la narrazione in una fase successiva del romanzo). Riscontriamo, infine, degli elementi che, funzionali alla narrazione romanzesca, ci presentano Matilde come una sorta di sacerdotessa: ella viene posta a contatto anche con alcuni elementi che lasciano intravedere permanenze pagane (si fa riferimento all’intervista a Selma Sevenhuijsen) che si ritrovano anche (l’immagine della sirena bicaudata) in molte chiese fatte costruire dalla contessa Matilde di Canossa.

– Edoardo Furiesi

Bibliografia e Sitografia:

– Il racconto della Storia. Un passato da leggere, scrivere e insegnare (AIPH – 23), a cura di Silvia Lotti, Gabriele Sorrentino, Eleonora Moronti, Eugenia Corbino, coordinato da Carlo Greppi, Associazione PopHistory in AIPH -Associazione Italiana di Public History Prima Conferenza Nazionale di Public History, Ravenna 5 – 9/6/2017), cfr. p. 1 (https://aiph.hypotheses.org/files/2018/10/AIPH23_Relazione-Panel.pdf): questo è consultabile anche nel sito dell’Associazione PopHistory (https://www.pophistory.it/ravenna2017/hello-world/)

– Divulgazione e Storia: Intervista al professor Barbero: https://www.historicaleye.it/divulgazione-storia-intervi-sta-al-professor-barbero/

– Gabriele Sorrentino, Il romanzo storico: prerogative e controindicazioni: http://www.novecento.org/uso-pubblico-della-storia/il-romanzo-storico-prerogative-e-controindicazioni-2779/

– Nel blog di Elisa Guidelli dedicato a Il romanzo di Matilda si possono trovare suggerimenti anche sulla bibliografia e sulle fonti riguardanti Matilde di Canossa: http://ilromanzodimatilda.blogspot.it/.

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