Le Regole dell’Ordine dei Minori costituiscono, dal punto di vista redazionale, un caso a sé stante rispetto agli altri scritti di Francesco d’Assisi: queste, anche se i biografi le attribuiscono all’Assisiate per circondarle con la sua aurea di santità, non sono certamente una sua opera esclusiva, anche se la sua presenza è visibile e fortemente condizionante. In tal senso, è opportuno ricordare di come la Regola non bollata (conosciuta anche con il nome di Regola prima) non avesse trovato il necessario consenso (di Roma o del gruppo più autorevole dei fati o entrambi) e che, di conseguenza, fosse stata richiesta una nuova compilazione. Su quest’ultima, denominata come Regola bollata per l’approvazione con la bolla pontificia conosciuta anche come Solet annuere (1223), si erano sollevate e si solleveranno non poche polemiche che, con il passare del tempo, contribuirono al verificarsi di una spaccatura definitiva all’interno della grande famiglia francescana che, trattata da Giovanni Grado Merlo all’interno dell’opera Nel nome di San Francesco. Storia dei frati Minori e del francescanesimo sino agli inizi del XVI secolo, verrà da lui intesa come uno spartiacque della storia francescana, con la formazione delle tre grandi famiglie francescane presenti al giorno d’oggi, e dell’intera Chiesa cattolica e quel lungo e tortuoso percorso che, culminato nella rottura della cristianità occidentale, sarà alla base delle riforme protestanti come quella luterana e, in seguito, calvinista (ma non solo).

Occorre, pertanto, prima di procedere in un’un’analisi della Regola non bollata (1221) e della Regola bollata (1223), inserirla all’interno di un preciso contesto, ricordando perciò di come la vicenda comunitaria e legislativa di Francesco d’Assisi avesse avuto inizio nella primavera del 1208, quando Bernardo di Quintavalle e Pietro Cattani gli manifestarono la loro intenzione di condividere la vita penitente da lui adottata: egli, come abbiamo visto in un precedente articolo (vedi secondo paragrafo del secondo punto, L’obbedienza cattolica: la condizione di minorità nel Testamento di Francesco d’Assisi: https://www.lastoriadeglistorici.it/2021/07/30/forma-vitae-o-pro-regola-francescana-testamento-di-francesco-dassisi/) si era recato nella Chiesa di San Niccolò di Assisi e, ricorrendo alla triplice apertura dei Vangeli, aveva ottenuto un’esauriente risposta dal Signore e la conseguente scrittura “con poche parole e semplicità” (una di una prima forma di vita (forse la Regola non bollata, anche se potrebbe fare riferimento a quel breve semplice testo della presentato nel 1209 che sarebbe stato approvato oralmente da papa Innocenzo III) che costituirà, in seguito, la base per la Regola bollata. In quest’ottica, prima di addentrarci in un’analisi critica dei testi della Regola non bollata e di quella bollata, è opportuno ricordare come la Regola bollata, approvata da papa Onorio III il 29 novembre del 1223, fosse stata sospettata di essere il “risultato di una profonda revisione della precedente forma di vita” (da intendersi perciò con un’accezione umiliante, edulcorante e compromissoria) e che tutto questo fosse avvenuto a causa delle pressioni provenienti dai ministri dell’Ordine dei Frati Minori (che, a quanto pare, non avrebbero gradito il testo della Regola non bollata: “E da parte di Dio onnipotente e del signor papa, e per obbedienza io, frate Francesco, fermamente comando e ordino che, da quelle cose che sono state scritte in questa vita, nessuno tolga via o vi aggiunga qualche parte scritta, e che i fra-ti non abbiano altra Regola) e dagli ambienti della Curia romana. Si rende necessario, in tal senso, analizzare separatamente i due testi normativi e, tenendo conto del contesto storico che ne ha presieduto la loro genesi (si fa riferimento delle esigenze e problematiche a cui rispondono, all’ideazione e alla loro realizzazione), poterli confrontare adeguatamente e, di conseguenza, comprendere la natura delle loro differenze.

1- Regola non bollata (1221)

Ritengo che sia opportuno incominciare la nostra analisi, per ragioni di ordine cronologico, dal testo della Regola non bollata: questo, definito così perché non è stata approvata ufficialmente con una bolla pontificia, si è formato a partire da quel breve testo che, approvato solo oralmente da papa Innocenzo III nel 1210, era stato reso oggetto di aggiunte successive (dal 1210) ed era, infine, pervenuto alla complessa struttura redatta nel capitolo di Pentecoste del 1221.

Nell’elaborazione della Regola non bollata (1221), suggerita dal cardinale Ugolino (a Francesco, tornato in Italia dalla Terra Santa nel 1220, a causa dei dissidi sorti all’interno dell’Ordine) e motivata dalle problematiche incontrate dalla Fraternità nei suoi primi dieci anni di vita (difficoltà nel gestire una realtà che, ormai sparpagliata per tutta l’Europa, non possedeva una precisa norma scritta che fosse uguale per tutti) si fa riferimento sia al testo presentato ad Innocenzo III nel 1209 che a quelle norme che Francesco e i suoi frati (con l’intento di ricercare “le orme del Signore nostro Gesù Cristo” e, al tempo stesso, tener conto anche della propria esperienza di vita vissuta, in dialogo con la società ecclesiale e civile del Duecento promulgavano durate il capitolo annuale celebrato alla Porziuncola; questo modo di procedere viene confermato da una lettera del 1216 scritta dal vescovo Giacomo da Vitry (egli racconta di come i frati minori si riunissero e, “avvalendosi del consiglio di persone esperte, formulassero e promulgassero le loro leggi sante e confermate dal signor papa”).

La redazione (cronologia delle singole parti) della Regola non bollata portata avanti da Francesco d’Assisi, ricostruibile con precisione nella misura in cui esso è collegato a fatti o documenti esterni all’Ordine dei Frati Minori [le disposizioni dei capitoli XVII-XX sembrano riflettere le Costituzioni del concilio Lateranense IV (1215) sulla predicazione, sui capitoli degli Ordini religiosi, sulla cattolicità e sulla frequenza ai sacramenti; le norme riguardanti l’ufficio dei “ministri” saranno posteriori al capitolo del 1217, quando essi appaiono alla guida di gruppi di frati inviati verso le terre d’Europa e d’oltremare; quelle riguardanti “l’anno della prova” (noviziato) e successiva “professione” dipendono sicuramente dalla bolla Cum secundum di Onorio III del 22 settembre 1220: per quanto riguarda i capitoli XXI-XXIV, è opportuno ricordarsi di quale fosse, più che moltiplicare le ipotesi sulla loro destinazione originaria, l’amplissimo orizzonte teologico (dalla creazione alla redenzione, dall’invito a “penitenza” per i cristiani all’annuncio di salvezza per gli uomini del mondo intero) entro il quale si collocano le norme che Francesco consegna ai suoi frati, supplicando tutti, “baciando loro i piedi, che le amino molto, le custodiscano e le conservino], rispecchiano l’esperienza di Francesco e della sua prima fraternità, vagliata e discussa negli incontri capitolari e documenta, in ogni sua parte, lo sforzo strenuo di “modellare” il progetto di vita fraterna su “le parole, la vita e l’insegnamento e il santo Vangelo” del Signore Gesù Cristo.

Nella Regola non bollata Francesco ricorda di come la “vera obbedienza” sia da rivolgersi sempre a Dio e che questa richieda il “perseverare nei comandamenti del Signore nostro Gesù Cristo” consistenti nell’amore, nel servizio e nell’obbedienza vicendevole. In quest’ottica, Francesco ribadisce la condizione che i suoi frati devono assumere nel mondo: essi, “minori e sottomessi a tutti”, avrebbero dovuto obbedire al signor papa e ai chierici in ragioni del loro essere stati costituiti come signori ed amministratori di “quelle cose che riguardano la salvezza delle anime”. Parallelamente, Francesco ricorda come anche il “vivere in castità” per i frati non equivalga soltanto di evitare la malizia dell’occhio, del corpo ed il comportamento peccaminoso, ma anche la necessità di potersi mostrare “con le opere l’amore che hanno fra di loro”, mantenendo sempre “la mente e il cuore rivolti al Signore Iddio”. Il “vivere senza nulla di proprio, implica, in quest’ottica, implica l’abbandono dei propri beni, il rifiuto delle proprietà e del denaro per vivere di lavoro e di elemosina, l’impiego “a seguire l’umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo” e della beata Vergine e dei discepoli, coronando il tutto con la “restituzione” al Signore di ogni bene personale e spirituale e di “tutto il corpo, tutta l’anima e tutta la vita”.

La Regola non bollata rispecchia in maniera così aderente, in ogni sua pagina, le scelte, il pensiero e perfino il linguaggio assunto negli altri scritti di Francesco d’Assisi che siamo indotti a pensare – contro una tendenza critica ancora diffusa – che il suo apporto nel lavoro di stesura sia stato decisamente predominante, come del resto viene confermato anche dalla presenza di numerosi passi in cui viene utilizzata la prima persona e dalle pagine di più alta esortazione spirituale: questo, in maniera analoga, avverrà nella stesura della Regola bollata del 1223 che, elaborata due anni dopo in un clima più teso (contrasti interni all’Ordine), diverrà il testo normativo definitivo dei Frati minori. Nella dura e ferma richiesta formulata da Francesco d’Assisi in chiusura della Regola non bollata, possiamo intravedere un’indicazione di contesto storico che costituisce, probabilmente, la motivazione che porterà all’elaborazione della Regola bollata: i frati (o una parte di essi) ed il cardinale Ugolino non erano contenti del primo testo normativo.

Le diverse e serrate critiche provenienti dai frati (e forse anche dal canonista e cardinale Ugolino di Ostia) sembrano derivare dal fatto che, quel testo, non fosse adeguato poiché non teneva conto degli sviluppi organizzativi e socio-religiosi che hanno caratterizzato la grande fraternità francescana: essi, impegnati – su richiesta del papa (di un effettivo rinnovamento della cristianità attraverso un nuovo e deciso impegno cultura-le e pastorale, a cui erano chiamate non solo le varie diocesi ma anche, indirettamente, i nuovi movimenti religiosi, primi fra tutti i domenicani i francescani) sempre più nell’attività pastorale, non potevano essere soddisfatti da un testo normativo pensato per una situazione di itineranza e di marginalità che, al contrario, avevano contraddistinto le origini della fraternità francescana. L’insoddisfazione per la Regola non bollata derivava perciò dall’esigenza di darsi un’organizzazione precisa delle loro realtà, dando così consistenza ed efficacia alla loro attività pastorale: questo pone le basi per il successivo testo normativo dell’Ordine dei Fratu Minori, ovvero la Regola bollata.

2- Regola bollata (1223)

Fonti agiografiche francescane di varia tradizione raccontano che mentre Francesco, insieme a frate Leone e frate Bonizio da Bologna, si trovava a Fonte Colombo “per comporre la Regola, giacché era andato perduto il testo della prima, dettatogli da Cristo”, frate Elia si recò da lui assieme a numerosi ministri per indurlo a mitigare il tenore, ma in risposta sentì risuonare nell’aria la voce di Cristo che diceva: “Francesco, nulla di tuo è nella Regola, ma ogni prescrizione che vi si contiene è mia. E voglio che sia osservata alla lettera, alla lettera, alla lettera, senza commenti, senza commenti, senza commenti”. In tal proposito, è inutile sottolineare quale importanza questo episodio – o si dica “amplificazione agiografica” – può aver avuto nella tradizione degli Spirituali e, più in generale, tra coloro che si possono annoverare come i promotori dell’osservanza rigorosa della Regola.

La narrazione proposta dalle fonti agiografiche francescane di varia tradizione riflettono questa tensione sorta attorno alla Regola non bollata e alla richiesta di una sua riscrittura e riformulazione portata avanti da alcuni frati e dal cardinale Ugolino: quest’ultimo, nel rivolgersi a Francesco d’Assisi, avrà sicuramente fatto osservare quelle debolezze canoniche (dal punto di vista giuridico) del suo testo che, troppo evangelico-ammonitivo e poco impositivo-disciplinare, non fosse stato adeguato alle necessità e alle esigenze di un gruppo così ampio e variegato come quello dei Frati Minori. Nel nuovo testo normativo, redatto a due mani (da Francesco d’Assisi e da Ugolino di Ostia) e formulato sulla base del confronto tra l’intuizione dell’Assisiate con l’istituzione rappresentata dal cardinale, assistiamo ad una riduzione del testo: qui, per la natura dell’articolo, non ci dilungheremo oltre sulle differenze testuali esistenti tra la Regola bollata e quella non bollata.

In quest’ottica, le differenze esistenti tra i due testi normativi ed il processo redazionale menzionato verranno motivate, secondo quanto affermato da studiosi moderni come Paul Sabatier, con il ridimensionamento del contributo fornito da Francesco d’Assisi nella realizzazione del testo della Regola bollata. Essi, diversamente da quanto era stato fatto in precedenza [si fa riferimento a quei frati che erano in dissenso con il nuovo testo normativo], non avevano puntato sugli interventi divini o sull’apporto frenante dei frati, ma sulla collaborazione richiesta o imposta dai giuristi dell’Ordine e della Chiesa romana, con un ruolo di primo piano riservato al cardinale Ugolino di Ostia: quest’ultimo, poi papa con il nome di Gregorio IX, ricorderà di come lui fosse stato vicino a Francesco “nella stesura della predetta Regola”. In tal senso, è opportuno ricordare di come il confronto, per certi aspetti perdente, dei dodici capitoletti della Regola bollata (1223) rispetto alla ricchissima Regola non bollata (1221) abbia indotto gli studiosi ad intravedere nel testo del 1223 dei ripensamenti e “ambiguità” tali da valutarlo globalmente come “il risultato di una contrastata e complessa operazione, nella quale intervengono, in un intreccio difficile da dipanare, il gruppo dirigente dell’Ordine, frate Francesco” e “la Curia romana attraverso il cardinale Ugolino di Ostia”. Nonostante ciò, gli studiosi avevano riconosciuto che anche la Regola bollata contenesse “ancora una fortissima ispirazione francescana” e che questo possa essere motivato dal riconoscimento di “un linguaggio coerente con il linguaggio proprio di frate Francesco”. Possiamo perciò, dopo aver messo a confronto i fatti e i giudizi con il testo, porci la domanda che Théophile Desbonnets aveva posto, provocatoriamente, sulla paternità della Regola bollata (Francesco, i frati o la Curia romana?): egli, dopo aver compiuto un “attento esame” del testo della Regola bollata, ha mostrato come “lo spirito primitivo [francescano] è stato salvaguardato” e che ciò fosse sufficiente per poterne affermare la paternità “di san Francesco”. Ulteriore conferma di ciò proviene dalla presenza di numerosi e puntigliosi interventi in cui Francesco provvede ad esortare, comandare ed ammonire, dal confronto con i luoghi paralleli degli Opuscola e dal perfetto allinearsi della Regola bollata con gli altri scritti (inclusa la Regola del 1221) nell’osservanza rigorosa delle norme evangeliche.

3- Conclusione: Regola bollata e Testamento

Un’ulteriore conferma della paternità di Francesco sulla Regola bollata proviene dal Testamento di Francesco d’Assisi: egli (con straordinaria forza) rivendica, in conclusione del suo memoriale, alla grazia divina e a se stesso la forma ed i contenuti della Regola [“come il Signore ha dato a me di dire e di scrivere con semplicità e purezza (sempliciter et pure) la Regola con queste parole, così voi con semplicità e purezza, senza commento, cercate di comprenderle, e con santa operazione osservatele sino alla fine]. In quest’ottica, restano aperte le ipotesi su quello che manca all’interno della Regola bollata (rispetto al precedente testo della non bollata, anche se, in ogni valutazione storico-critica, dovremo cercare di accordarci (o non contraddire) con il giudizio autorevole di Francesco d’Assisi, nel suo Testamento. Se il Testamento costituisce l’espressione di “un pensiero e di una volontà tutta sua, senza elementi di prestito”, ciò dovrebbe valere anche per quelle affermazione che, lì presenti, fanno riferimento alla Regola.

– Edoardo Furiesi

Edizione critica delle fonti:
– Ernesto Caroli, Fonti Francescane editio minor, III edizione, Editrici Francescane, 2015 (prima edizione 2011), cfr. pp. 31-31; 49-53

Bibliografia:

– Giovanni Miccoli, Francesco d’Assisi: memoria, storia e storiografia, Edizioni Biblioteca Francescana, Milano, 2010, cfr. pp. 18-20

– Giovanni Grado Merlo, Nel nome di san Francesco. Storia dei frati Minori e del francescanesimo sino agli inizi del XVI secolo, Editrici Francescane, Padova, 2012 (prima edizione 2003), cfr. Prefazione p. XX 

– Pietro Maranesi, ll travaglio di una redazione. Le novità testuali della Regola bollata: indizi di un’evoluzione, in Miscellanea Francescana 109, 2009, cfr. pp. 61-64 (consiglio l’intero articolo: pp. 61-89 visibile e scaricabile da Academia.edu)

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