Incisione dell’Isola di Corsica, tratta da “Mappe geografiche dell’Italia” di G. Maina (1865)

Come avevano fatto gli insorti, anche Genova cercò alleati internazionali e li trovò presso la corte asburgica dell’Imperatore d’Austria Carlo VI il quale era turbato dalle mire spagnole sull’Italia. Così, nell’agosto 1731, agli ordini del colonnello-barone Wachtendonck, sbarcarono a Bastia 8.000 uomini che si congiunsero coi Genovesi di Doria, misero in scacco i corsi in più scontri frontali e li costrinsero a retrocedere prendendo prigionieri Giafferi e Colonna. L’imperatore allora fece pressione su Genova per spingerla ad una politica di riappacificazione e nel gennaio 1733 furono pubblicate le “Concessioni graziose” in cui la nobiltà vide ristabiliti i propri privilegi; al clero corso furono riservati numerosi benefici, mentre i popolani ottennero il perdono ed il condono da tutte le imposte non pagate. La pace però non resse poiché, rompendo le promesse, i genovesi ripresero ad arrestare i capi dei rivoltosi e quando nel 1733 si recarono a Rostino per catturare Giacinto Paoli fu l’intera pieve di Rostino a ribellarsi, così alla ulteriore notizia del ritorno nella carica di governatore di Pinelli nel 1734, la rivota riprese vigore. Giacinto Paoli fu nominato Generalissimo coadiuvato da Ceccaldi e Giafferi, liberato con la pace del 1733. Genova reagì con un blocco economico che paralizzò l’afflusso degli alimenti sull’isola e con azioni di rappresaglia nelle città presidiate. Il Governatore Pinelli nel 1735 fu richiamato per l’eccessiva severità e venne sostituito con Gian Battista Rivarola, più moderato e diplomatico.

Il 1736 è probabilmente l’anno più curioso della rivolta in Corsica. Dopo quattro anni di intrighi e preparazione, il 12 marzo 1736 sbarcò sulle spiagge di Aleria un individuo curioso quanto ambiguo: Teodoro di Neuhoff, un ricco avventuriero tedesco dalle origini non del tutto chiare che era sbarcato sull’isola col pretesto di diventare re di Corsica. Lo stesso giorno del suo sbarco ad Aleria Teodoro fu ricevuto dai notabili dell’isola e dopo essere stato acclamato re di Corsica fu posto sotto la protezione della Trinità e dell’Immacolata Vergine Maria (che per tradizione era la protettrice della Corsica). Approvò una Costituzione monarchica che prevedeva una Dieta di 24 membri, un’imposta moderata, un’Università, un ordine per la nobiltà e l’accesso dei corsi agli impieghi pubblici. Tuttavia, non sostenuto dalla notabilità corsa, screditato dalla propaganda francese e genovese e non aiutato da nessun alleato internazionale, Teodoro si rese conto che tutto era ormai perduto e l’11 novembre 1736 si imbarcò per Livorno travestito da prete.

Theodor von Neuhoff in una stampa di J.J. Haid (1740)

A seguito dell’avventura teodoriana Genova si rivolse alla Francia per avere aiuto a stroncare un volte per tutte la ribellione. La Francia, infatti, dopo la Guerra di Successione Spagnola (1700-1713), guardava sempre più spesso alla Corsica in opposizione al dominio inglese e olandese sui mari. Fu grazie a Chauvelin, segretario di Stato agli affari esteri, e al cardinal Fleury, ministro di Luigi XV, che la Question del la Corse tronò ad interessare la diplomazia francese. L’8 febbraio 1738 la Francia inviò a Bastia un corpo di 3.000 uomini con un duplice incarico: da un punto di vista militare mirava a sconfiggere i corsi in armi e da un punto di vista politico voleva far credere ai notabili isolani che alla Francia stava a cuore il benessere della Corsica. La saggia politica militare del comandante francese Maillebois, tesa a chiudere i canali di comunicazione fra le pievi, stroncò la resistenza isolana e il 10 luglio 1739, in un giorno che resterà impresso nella memoria del giovane Pasquale Paoli di appena quattordici anni, i capi della rivolta corsa, tra i quali la famiglia Paoli, Giafferi, Natali ed altri patrioti (29 in tutto), si imbarcarono per l’Italia scegliendo Napoli come meta del loro esilio. Dal 1740 la Francia cominciò a creare cellule filofrancesi tra i notabili isolani per garantirsi un futuro appoggio sull’isola.

Maillebois stava praticamente preparando l’annessione francese della Corsica quando nell’ottobre del 1740 morì l’imperatore d’Austria Carolo VI decretando lo scoppio della Guerra di Successione austriaca che richiamò le truppe francese sul continente nel 1741. Da allora le vicende di Corsica risentirono degli schieramenti diplomatici della Guerra di Successione. I Savoia erano desiderosi di espandersi nel Tirreno e bramavano sottrarre la Corsica alla vicina Genova, ottenendo così il totale controllo dello stretto di Bonifacio e con questo l’accesso diretto dal Mediterraneo occidentale verso i ricchi traffici della Toscana. Genova, consapevole dell’impossibilità di reggere una guerra di tale entità non poté fare altro che confidare nel sostegno diretto francese e nella neutralità inglese. La Francia, desiderosa com’era di estendere le sue mire sulla Corsica, assicurò la protezione dell’isola ma l’Inghilterra, avendo già ottenuto nella Guerra di Successione Spagnola Gibilterra e le isole Baleari era desiderosa di imporsi nel Mediterraneo occidentale e si schierò con i Savoia. Allora anche la Spagna, preoccupata di un rafforzamento inglese nel Mediterraneo, si alleò con la Francia e con Genova. La Corsica divenne così un nuovo teatro in cui inglesi, sardi e francesi si affrontavano davanti agli occhi di Genova, la cui autorità sfumava di giorno in giorno. L’instabilità provocata sull’isola dai bombardamenti costieri inglesi e dalle incursioni spagnole, impedì che si formasse un terreno di battaglia favorevole ad un eventuale sbarco piemontese. Nel 1748 ad Aix la Chapelle fu siglata una pace che per la Corsica si rivelò precaria poiché se la guerra in Europa era finita, sull’isola la guerriglia continuava.

Su richiesta di Genova le truppe francesi sbarcarono per la seconda volta sull’isola guidate dal marchese di Cursay al fine di salvaguardare la sovranità “teorica” di Genova. In realtà nei piani francesi c’era il tentativo di mostrare alla popolazione corsa che il benessere, la prosperità ed il progresso erano possibili solo con l’aiuto diretto francese. Le piazze occupate dagli insorti nella Guerra di Successione Austriaca furono riguadagnate dai francesi che, riportata la pace sull’isola, si impegnarono a fare delle riforme e ci fu inoltre il tentativo francese di legare i notabili al “partito francese”: Cursay sfruttò la sete di titoli e di riconoscimenti ufficiali dei notabili, coinvolse la borghesia mercantile nello sviluppo del sistema dell’istruzione e nella vita culturale incarnando a pieno, agli occhi dei corsi, l’ideale del sovrano illuminato.

Genova però era estremamente offesa dal comportamento francese in Corsica che invece di rendere l’isola ai legittimi proprietari ne spostava la politica e l’amministrazione sempre più verso Parigi. Le rimostranze genovese contro il Cursay furono così forti da convincere il Ministro degli affari esteri francese, conte d’Argenson, della nocività di Cursay, accusato di favorire i rivoltosi e di agire bramoso di gloria individuale. Cursay fu così sospeso dal suo incarico e arrestato nel 1752, con l’accusa di non aver spiegato chiaramente al re quale fosse la situazione in Corsica. La partenza di Coursay sancì la fine della seconda avventura francese sull’isola. Genova tentò di riprendere in mano la situazione cercando di occupare le ultimi basi montuose ancora in mano ai ribelli e abolì molte delle disposizioni giudiziarie apportate dal Coursay. I ribelli però ripresero l’iniziativa e Gaffori cercò di istituire un governo provvisorio con poteri militari, giudiziari e finanziari. Genova ricorse allora a dei sicari per uccidere quello che si riteneva l’ultimo leader dei corsi ancora sull’isola: Gaffori, tradito dal fratello, venne assassinato a Corte il 20 ottobre 1753. Gaffori era stato l’unico, dopo la fine della Guerra di Successione Austriaca, a cercare di tenere uniti i clan e Genova era consapevole che uccidendolo avrebbe spezzato ancora una volta la quanto mai precaria alleanza tra i clan che infatti tra il 1753 e il 1755 abbandonarono la lotta contro Genova per “scannarsi tra loro” nel vero senso della parola.

– Vito Nardulli

Bibliografia

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