Morosaglia, convento e paesaggio – terra natia di P. Paoli. Imm. Di Pierre Bona (imm. Di pubb. Dominio)

L’omicidio di Gaffori privò la Corsica del suo leader più illustre ma i patrioti, non perdendosi d’animo, si riunirono nella Consulta di Corte del 22 ottobre 1753 per formare un Direttorio di quattro membri al fine di condurre fino in fondo quella ribellione che a mano a mano era divenuta guerra d’indipendenza. Nel corso della prima fase della rivolta, infatti, i capi rivoltosi corsi cominciarono a concepire l’idea di una Corsica libera da influenze straniere e iniziarono a credere che, dati i colpi subiti da Genova nella Guerra di Successione Austriaca era chiaro che essi non avrebbero potuto reggere, da soli, una guerra ostinatamente lunga in Corsica. Il Direttorio però, nonostante la buona volontà dei suoi membri, non riusciva a creare adesione tra i leader della guerra anti-genovese e così, Clemente Paoli (figlio di Giacinto), presidente del Direttorio, decise di rivolgersi al fratello Pasquale, esule in Italia col padre. Entrava dunque in scena, nel momento di maggior divisione tra i corsi, in lite per l’eredità politica di Gaffori, l’uomo che ha incarnato agli occhi dell’Europa la libertà e l’indipendenza della Corsica.

Pasquale Paoli, sesto figlio di Giacinto Paoli e Dionisia Valentina, nacque a Morosaglia, nella pieve di Rostino, il 5 aprile 1724. I suoi genitori provenivano dal caporalato di Rostino ed erano al comando di un potente clan locale che si batteva per la libertà della Corsica. Nel 1739, a soli quindici anni, seguì il padre nell’esilio volontario a Napoli lasciando in Corsica la madre, il fratello Clemente che continuò la guerriglia e la sorella Chiara. Nella città partenopea non visse in maniera agiata e seguì gli spostamenti del padre, colonnello del Reggimento di Corsica. A causa delle sue precarie condizioni economiche è possibile che abbia seguito le lezioni universitarie di Antonio Genovesi solo come uditore, il Thrasher (suo biografo più illustre) ricorda infatti come non sia possibile dire con certezza se Paoli fosse realmente iscritto all’università di Napoli poiché nel 1741 iniziò la sua carriera come cadetto nel Reggimento di Corsica a Napoli, seguendo di fatto le orme paterne, restando lontano da Napoli per mesi e mesi (è dunque improbabile che il giovane Paoli abbia frequentato con costanza l’università). È certo però che negli anni napoletani il giovane Paoli crebbe tra un fervente cattolicesimo, che lo portò ad un approccio diretto con la Sacra Scrittura e una solida cultura letteraria italiana, francese ed inglese impregnata della cultura illuministica napoletana. Durante tale periodo Pasquale apprese le basi di un solido governo illuminato ammirando la corte di Carlo III; lesse inoltre i classici appassionandosi alle “Vite Parallele” di Plutarco, i grandi della letteratura italiana da cui traesse spunti e riflessioni morali e politiche (da Dante a Machiavelli) e le grandi opere, allora inedite, degli illuministi francesi, tra cui “Lo spirito delle Leggi” di Montesquieu.  Negli anni in cui servì per l’esercito partenopeo Paoli ebbe modo di visitare l’Italia centro meridionale e nelle brevi pause dal suo lavoro elaborò un piano militare, politico ed economico per liberare la Corsica. Il piano militare prevedeva la conquista di Bastia, Ajaccio, San Fiorenzo e Calvi, il piano economico vedeva la vendita e la commercializzazione delle saline d’Aleria ed il piano politico voleva la confisca delle rendite dei genovesi, delle decime dei vescovi e un alleggerimento della taglia. Nonostante i tentativi del padre, che voleva per lui una carriera ecclesiastica nella tranquillità napoletana, Pasquale si lasciò coinvolgere dalle epistole del fratello Clemente, rimasto in Corsica a combattere contro Genova e dai racconti che arrivano dagli esuli, comprendendo che solo una vittoria militare avrebbe potuto concludere definitivamente la parentesi genovese sulla Corsica. La vittoria totale sarà infatti per il Paoli Generale l’obiettivo principale di tutta la sua politica, nella comprensione che a nulla sarebbero valsi i tentativi di riforma economica e politica se Genova avesse continuato a restare in Corsica anche con un solo soldato; ciò spiega perché la disfatta di Pontenuovo del 1769 avrebbe fatto collassare l’intero sistema di governo paolino.

Con l’omicidio di Gaffori del 1753 Paoli cominciò a meditare un ritorno nella sua terra natia, supportato dal fratello Clemente che intanto gli preparava la strada per essere accettato dalla maggior parte dei clan corsi. Clemente aveva infatti sfruttato la divisione dei clan a seguito dell’omicidio di Gaffori per proporre suo fratello come leader super-partes in quanto, essendo cresciuto a Napoli, era un personaggio esterno alle divisioni fra i rivoluzionari. Così, vinte le resistenze del padre, Pasquale Paoli salpò da Napoli nell’aprile del 1755 alla volta della baia di Golo dove sbarcò il 16 aprile 1755. 

Busto di P. Paoli in piazza Pasquale Paoli – Isola Rossa (foto del comune dell’Isola Rossa)

Tra il 20 e il 22 aprile 1755, i capi clan si riunirono nella consulta di Caccia per rimediare ai disaccordi che si manifestavano ogni giorno tra i membri del governo. Nella Consulta fu riorganizzata la giustizia e fu abolita la funesta pratica della vendetta. In particolare, furono nominati degli arbitri per redimere i contenziosi tra i clan (“paceri”), fu nominato un giudice per ogni pieve, furono creati tribunali provinciali e un Magistrato Supremo. Fu anche istituita la pena di morte per i casi di omicidio e l’esilio per la famiglia e creato un esercito itinerante per eseguire le sentenze. L’importanza della Consulta di Caccia sta nel fatto che si ruppe definitivamente col passato rivoltoso, infatti è proprio in tale consulta che si attuò la svolta rivoluzionaria intesa in senso indipendentista in quanto fu affermata solennemente e chiaramente la sovranità nazionale, la quale si incarnava nel potere esecutivo: il Magistrato Supremo, delegato del potere ricevuto dal popolo. La figura del Magistrato era stata pensata per avere ampi poteri, tali da farlo risultare di sopra dei particolarismi provinciali e così si instaurò di diritto un potere forte, immagine vivente della nazione sotto il profilo istituzionale, oltre che politico. Tuttavia, la figura del Magistrato era stata pensata da Paoli per essere lasciata inattiva in attesa di compiere il prossimo passo verso l’accentramento nelle sue mani dei poteri, giacché per adottare una legge era sufficiente la maggioranza dei due terzi dei votanti. L’occasione non tardò ad arrivare e nella Consulta di Sant’Antonio della Casabianca, tenuta il 13 e 14 luglio 1755, Paoli venne nominato “Capo Generale”, assistito da un Consiglio di Stato, ma non ricevette la totalità dei poteri in quanto non aveva la facoltà di siglare le “deliberazioni di Stato” e dunque non aveva il diritto di concludere trattati senza l’approvazione del Consiglio di Stato. A Sant’Antonio della Casabianca il popolo corso era dichiarato indipendente ed il benessere della nazione doveva essere assicurato da una costituzione che i membri della consulta si impegnavano a scrivere prima possibile. Il Consiglio di Stato aveva la suprema autorità nella sfera politica, militare ed economica ed era composto da 36 presidenti e 108 consiglieri, che si riunivano in udienza plenaria due volte l’anno; i presidenti cambiavano a rotazione di tre ogni mese, i consiglieri ogni dieci giorni; questi ultimi formavano con il Generale, membro del Consiglio di Stato, l’organo esecutivo. Così il Generale non sarebbe stato più eletto dal Consiglio di Stato, ma ne diventava un membro a pieno titolo: in parole povere, il generalato era un incarico legale. Il potere di Paoli risultò allora enormemente rafforzato: era l’unico membro permanente del Consiglio di Stato e il suo voto valeva il doppio degli altri membri. Nel luglio 1755, nominato Generale dopo la Consulta di Sant’Antonio della Casabianca, iniziava ufficialmente l’avventura di Pasquale Paoli alla guida della rivoluzione nazionale che tenne la Corsica sotto i riflettori internazionali fino alla fine dell’epopea paolina nel 1769.

– Vito Nardulli

Bibliografia

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