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Quando nacque l’Italia che conosciamo oggi? Per Italia si intende qui non lo stato-nazione ufficialmente nato nel 1861, quanto piuttosto ciò che implica il significato della parola stessa. Ogni volta che parliamo del ‘carattere’ di questo luogo non possiamo fare a meno di ricevere nella mente tutta quella somma di ‘qualità’ che secondo noi le appartengono e che sono radicate nella sua storia. Con l’unicità di questo concetto ci facciamo i conti noi, così come ci facevano i conti i risorgimentali, i rinascimentali e anche gli osservatori esterni. Che cos’è l’Italia?

Io, come Marc Bloch e Stefano Gasparri, sono dell’opinione che l’Europa come la intendiamo oggi nacque tra Tarda Antichità e Medioevo, non prima. Il discorso di questo articolo vale quindi per tutto il continente, l’Europa divenne se stessa solo quando il Mediterraneo perse la sua centralità e il Nord fece il suo ingresso nella Storia. Ma limitiamoci all’Italia.


Nella seconda parte del VI sec. d.C. la penisola si ritrovava devastata dalla Guerra Greco-Gotica (535-553), vinta dai Bizantini sugli Ostrogoti. Guerra, fame e malattie avevano decimato e indebolito la popolazione, i vincitori non erano più percepiti dagli italici come ‘liberatori’, bensì come ‘stranieri’ e ‘invasori’. La nuovamente istituita Prefettura del Pretorio d’Italia era un’entità fragilissima che sulla carta riproponeva le linee del sistema amministrativo del Tardo Impero Romano. Essa fu divisa in due diocesi, sottoposta alla legge imperiale, i servi affrancati da Totila dovettero tornare alla condizione precedente, l’aristocrazia senatoria fu ristabilita e Narsete organizzò quattro posti di controllo militare a bloccare i varchi alpini. Le fonti un po’ troppo ottimistiche tradiscono lo stesso una situazione di estrema crisi nella quale le autorità imperiali o ecclesiastiche facevano molta fatica a raccogliere tasse e risorse. La prefettura comprendeva solamente la penisola, poiché Sardegna e Corsica appartenevano alla Prefettura d’Africa, mentre la Dalmazia fu inglobata in quella illirica e la Sicilia in nessuna.

Aprendo una parentesi storiografica è interessante notare come questa ‘forma politica’ dell’Italia rappresenti forse l’ultimo esempio di ‘unità politica italiana’ rilevante per il nazionalismo italiano contemporaneo e per tutta quella letteratura erudita che nel corso dei secoli si è riferita a un’entità politica unitaria per questa penisola. Questo è infatti uno dei momenti di rottura culturale più importanti della nostra storia, dato che potremmo considerare questi anni prima dell’invasione Longobarda gli ultimi anni dell’Italia romanticizzata, della nazione che vuole vedere le proprie origini in epoca romana e non medievale, come fanno la maggior parte degli altri paesi. Ogni volta che i nazionalisti nostrani parlano d’Italia, terre irredente, patria, non possono che richiamarsi a quell’organizzazione politica che va da Augusto fino alle prefetture. Tutto questo, va detto, con generosi dosi di soggettività, poiché il territorio romano-italico era sempre diverso, certe volte più ampio, altre più ristretto, certe volte con le isole, altre senza, certe volte con regioni transalpine, altre senza. Tuttavia, al di là delle inevitabili fantasie nazionalistiche, l’Italia in quanto carattere e qualità è presumibilmente nata (o almeno riconfermata dopo la parentesi romana) nell’Alto Medioevo insieme a tutte le altre nazioni. Questo perché questo luogo geografico acquisisce senso nella mente di tutti solo nella sua variegata e bellissima complessità. Tutti i colori, i caratteri, i costumi, le lingue, gli assetti geo-politici e antropologici di penisola e isole sono venuti a essere da quando l’Alto Medioevo si è installato sull’impianto romano, in parte riproponendo divisioni etniche e influenze culturali secolari precedenti alla conquista romana.

Per tutte queste ragioni l’invasione Longobarda rappresentò, che piaccia o meno, la scintilla che fece nascere questo paese particolare e che sarebbe molto diverso se fosse andata altrimenti.


Tornando agli anni 60’ del VI sec. d.C. la prefettura bizantina era un castello di carta in attesa di una folata di vento, un nuovo vento del Nord. La penisola era amministrata da governatori locali (iudices provinciae) eletti da senatori, vescovi e da comandanti militari. Ancora l’alta cultura era detenuta e tramandata dai pochi aristocratici laici rimasti e dal clero. Nel 565 morì Giustiniano e con lui le ambizioni di renovatio imperii romane. Il suo successore Giustino II si trovò con un impero troppo grande e le casse troppo vuote per le molte guerre. Longobardi e Bizantini si conoscevano bene, i primi avevano più volte combattuto per i secondi, anche contro gli Ostrogoti. Questo popolo germanico, in quel momento sotto la guida del dux Alboino, conosceva già bene i propri futuri avversari e anche il territorio italico. I motivi dell’invasione rimangono comunque incerti, forse dovuti in parte alla pressione degli Avari, forse anche ad accordi con gli stessi Bizantini i quali si vedevano impossibilitati ad affrontare qualsiasi incursione franca o bavara. Così nel 568, dopo aver stretto un accordo gli Avari, decine di migliaia di persone (non solo Longobardi, anche Turingi, Gepidi, Eruli, Unni, Alani, Sassoni, Eruli etc.), la maggior parte delle quali civili, iniziò una grande migrazione, l’ultima della loro storia. Partendo dal grande Lago Balaton in Pannonia questa orda di popoli, di famiglie e consorterie arrivò sulle Alpi Giulie, dove una leggenda narra che il loro Re, Alboino, salì sul monte Matajur per rimirare la vallata che stava per invadere.

I bizantini, forse per debolezza o per tacito accordo, non opposero grande resistenza e attesero nei luoghi fortificati. I Longobardi espugnarono città dopo città, arrivando nel 572 a controllare tutto l’estremo Nord Italia, dividendo i territori in ducati e, come già per gli Ostrogoti, anche per questi nuovi venuti Pavia rimase il centro del potere. Allo stesso tempo abbiamo la prima grande creazione politico-culturale, poiché da quel momento per quasi altri mille anni quel territorio tra le Alpi e la Val Padana divenne per gli europei la ‘terra dei Longobardi’, Langobardìa o, nel Tardo Medioevo, la Lombardìa. La conquista non si fermò e, dopo la morte di Alboino, fu re Clefi a proseguire verso Sud. Egli riuscì a varcare il valico appenninico della Cisa scendendo in Tuscia occupando Lucca e gradualmente tutti i centri di potere lungo la valle dell’Arno. Dall’altra parte riuscì ad avvicinarsi a Ravenna mettendo sempre più scompiglio nella vecchia amministrazione bizantina. Questi ultimi intanto avevano riorganizzato i domini italici in Esarcato guidato da un esarca con poteri politici e militari (lo stratégos autokràtor, il comandante delle armate diviene anche capo politico). La resistenza bizantina contribuì a formare quei nuclei e quelle regioni che avrebbero avuto una storia a sé fin quasi al 1800. I ‘greci’ riuscirono a mantenere il controllo di molte zone costiere al Nord (Liguria e Lunigiana, la laguna della futura Venezia, la Pentapoli Marittima tra Rimini e Fano, la regione di Ravenna e la Romagna), di una cintura che tagliava in due la penisola (il Ducato di Roma, ossia l’odierno Lazio, e la Pentapoli Annonaria che comprendeva parte dell’Umbria e collegava Roma a Ravenna), di gran parte del Sud Italia (il Ducato di Napoli, l’Apulia, la Lucania, la Calabria) e di tutte le isole.

Dopo la morte di Clefi iniziò quella decade conosciuta come Periodo dei Duchi (574 – 584 d.C.) nel quale si dice che i Longobardi non si accordarono per eleggere nessun re e rimasero privi di riferimento centrale. Costantinopoli tentò di approfittarsene prima con Baduario e poi chiedendo aiuto al re franco Childeberto II, ma questi tentativi si risolsero in un fallimento, perdendo per sempre la possibilità di scacciare il nemico dalla penisola. I Longobardi si rafforzarono poiché ,alcuni di loro già insediati come foederati nel Centro-Sud, si ribellarono ai bizantini e fondarono i ducati di Spoleto e Benevento e finalmente nel 584 si accordarono per eleggere un nuovo re, Autari.

Così nacque l’Italia, anzi le Italie.

Arrivati a questo punto vediamo come l’invasione abbia in effetti dato all’Italia quei caratteri che avrebbe conservato e ancora conserva nell’Età Contemporanea.


NORD

Il Nord sarebbe stato il cuore della terra dei Longobardi, quella regione che ancora conserva un carattere mitteleuropeo, connessa in profondità alle rotte dell’Europa Centrale e che fino al Rinascimento sarebbe stata identificata da italiani e non come la ‘Lombardia’, la terra dei Lombardi. In una copia della Historia Langobardorum di Paolo di Warnefrit del 1200 si dice: verum quia Lombardi dimiserunt barbam longam et capillos more feminarum, ipsam quoque ferro incidere facientes, dicti sunt solummodo Lombardi, cum ante dicti fuissent Longobardi. Una volta detti ‘Longobardi’, oggi ‘Lombardi’.


VENEZIA

Fondamentale è ricordare il curioso sviluppo di questa straordinaria città, sorta proprio dalla fuga delle genti di Aquileia verso la laguna durante l’invasione Longobarda. Costantinopoli ne fece un avamposto e divenne il porto bizantino più a Nord. Questo legame con la Grecia e l’Est plasmò la storia di Venezia, la quale fino in Età Moderna sarebbe stata (come si vede anche nella sua arte) la vera e propria porta d’Oriente in terra d’Occidente. In futuro la più florida delle repubbliche marinare, i veneziani prosperarono finché le vie verso la Terra Santa e la Cina attraverso il Mediterraneo rimasero fondamentali.


TOSCANA

La Tuscia Longobarda (la regione che conosciamo oggi) sarebbe nata da una divisione a metà (separata quindi dalla Tuscia Romana) dell’antica regione Etruria e avrebbe spostato il proprio baricentro economico-culturale verso Nord, legandolo alla valle del fiume Arno e ai valichi appenninici, plasmando così la storia avvenire di quella che noi oggi chiamiamo Toscana. Questa sua nuova vocazione l’avrebbe tenuta saldamente all’interno dei circuiti socio-economici del futuro Sacro Romano Impero Germanico ancora per molti secoli.


ROMAGNA, MARCHE E UMBRIA

Come dice il nome la ‘Romagna’ (romania) era la terra dei romani, quindi al di fuori delle reti Longobarde. Essa, insieme al resto del ‘corridoio bizantino’ dell’Italia Centrale, avrebbe costituito la base territoriale di quello che col tempo sarebbe divenuto il dominio temporale della Chiesa. Fatto fondamentale, poiché ha in sostanza contribuito a creare nel corso dei secoli una sorta di barriera culturale tra il Nord e il Sud e i diversi sviluppi socio-economici delle terre centrali della penisola. Da una parte, le terre ‘germanico/imperiali’ (Emilia e Toscana), dall’altra le terre ecclesiastiche, rivendicate per secoli dal clero e dalla Curia Romana.


ROMA/LAZIO

Non sto nemmeno a dirlo, ma dal crollo dell’Impero Romano, Roma è divenuta un centro di potere che piuttosto che unire, divideva due Europe, una Mediterranea, Bizantina e Araba, e una Centro-nordica. La città eterna, ormai capitale spirituale ma ombra materiale della grandezza passata si erse a perno di riferimento per il mondo cristiano, punto di collegamento con i Cristiani d’Oriente e punto mediano tra due diverse linee di sviluppo culturale, sociale ed economico, ovvero il Nord-Italia (legato ai circuiti centro-europei) e il Sud-Italia (legato ai circuiti nord-africani, greci e medio-orientali).


SUD ITALIA CONTINENTALE

I Longobardi arrivarono frammentariamente anche al Sud, costituendo quella che chiamiamo la Langobardia Minor (Spoleto, Salerno, Benevento etc..) col risultato di irrigidire ancor più la demarcazione tra un centro della penisola conteso e un estremo Sud profondamente bizantino (oltreché legato alla cultura greca da secoli). Attraverso il sistema dei themata Bisanzio controllò per più di altri tre secoli la Calabria, la Puglia e la Lucania. Una parentesi comunque importante furono le brevi conquiste arabe di Taranto e Bari (X sec.), che stabilirono gli unici due emirati nella storia della penisola italiana.


ISOLE

Totalmente fuori dall’influenza Longobarda, le isole ebbero una storia tutta loro.

La Sardegna (e in parte la Corsica) dal 534 era in mano ai bizantini ed in materia religiosa era stata direttamente legata al Patriarcato di Costantinopoli fino a quando nel IX sec. riuscì a formare 4 giudicati indipendenti. Attaccata più volte dagli arabi, questi ultimi non riuscirono mai a prenderne un controllo decisivo, anche grazie all’aiuto di pisani e genovesi.

La Sicilia invece, thema fondamentale bizantino, cadde clamorosamente nell’827 quando 70 navi arabe sbarcarono a Mazara del Vallo e conquistarono l’isola per l’Islam. I musulmani tennero la Sicilia per più di due secoli, lasciando la loro duratura impronta culturale per tutto il Medioevo e oltre.


CONCLUSIONE

Come abbiamo visto, l’invasione Longobarda plasmò profondamente la storia d’Italia, provocando una serie di reazioni e processi che crearono uno dei luoghi più culturalmente ed economicamente variegati del mondo. Tante storie, tanti percorsi che poi furono fatti convergere poco più di un secolo fa in un unico stato. Eppure la particolarità di questo luogo non è l’omogeneità.

Potremmo dire che, piuttosto che una nazione, l’Italia è il paese delle ‘nazioni’.

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BIBLIOGRAFIA

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