Il merito di aver riportato gli scritti di Francesco d’Assisi al centro degli studi sulle origini dell’Ordine dei Frati Minori è di Paul Sabatier: questi, pochi anni prima, erano stati considerati, nel libro di Karl Müller, di scarso interesse conoscitivo e quindi potevano essere trascurati del tutto. Questi scritti si rivelarono importanti per comprendere i caratteri e le modalità di attuazione della proposta cristiana di Francesco d’Assisi: questa, non priva di elementi comuni alle esperienze religiose del suo tempo, era anche specifica e nuova per la straordinaria compattezza e coerenza nei termini in cui cercò di realizzarsi. La proposta cristiana di Francesco venne caratterizzata anche da uno spessore inconsueto di riflessione teologica e spirituale, capace di innestare, in modo unitario, i comportamenti assunti e suggeriti con la scelta di fondo che ne costituiva l’ispirazione originaria. In quest’ottica, lo studio di questi scritti può offrire un’occasione per intravedere, malgrado la varietà delle occasioni e delle circostanze che ne determinarono la loro stesura e realizzazione, l’esistenza di un disegno unitario. In tal senso, se la proposta cristiana di Francesco d’Assisi è incentrata sulla scelta di seguire Cristo (sequi vestigia Christi) e di vivere secondo la forma del santo Vangelo (vivere secundum formam sancti evengelii), è lecito pensare che le modalità concrete con cui si attua questa scelta possano essere diverse nel corso del tempo: questo aspetto mette in luce la natura occasionale degli scritti di Francesco e che necessario risalire alle necessità e problematiche che ne hanno costituito la base.

Il Testamento costituisce la più importante testimonianza dell’origine della fraternità francescana (Ordine dei frati Minori nel 1223, con l’approvazione della Regola di papa Onorio III) in quanto, espressione della voce di Francesco d’Assisi ormai prossimo alla morte, è presentato come “un ricordo, un’ammonizione ed un’esortazione” in cui, riproponendo l’ideale da lui accolto, si rivolge ai suoi frati presenti e futuri. In tal senso, Francesco rimanda l’origine del suo agire all’azione del Signore che gli “aveva concesso di dire e di scrivere con semplicità e purezza la Regola e queste parole” (riferimento al Testamento), rimarcando così la concordanza esistente tra i due scritti. L’autocertificazione che Francesco fornisce a questo scritto, considerato dagli storici (l’opera di Giovanni Miccoli è decisiva in quest’ottica) quale pietra di paragone per stabilire la genuinità dei suoi scritti e detti, è rafforzata dal contenuto medesimo: qui, partendo dal ricordo dei doni che Dio gli aveva concesso a lui e che erano all’origine del suo agire e dalla forma di vita scelta dalla sua prima fraternità, passa poi (come vedremo nei prossimi articoli) alle ammonizioni, alle esortazioni e alle disposizioni da attuare per il mantenimento dell’obbedienza verso la fraternità e la Chiesa. Ripercorrendo il Testamento di Francesco, possiamo, attraverso la sua personale rilettura, concludere la nostra riflessione sulla prima parte del testo che, dedicato alle “concessioni” del Signore, ci permette di ricostruire alcune tappe essenziali dell’esperienza religiosa di Francesco e della prima fraternità francescana sino al riconoscimento pontificio e l’avvento di un Ordine religioso. In quest’ottica, rileviamo come Francesco, uscito dal secolo, ribadisce, partendo dalle parole di un’antifona liturgica (“Ti adoriamo, Signore Gesù, anche in tutte le chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo”) in cui anticipa agli anni della sua conversione l’intuizione illuminante sul mistero eucaristico di Cristo (“sebbene sembri essere in più luoghi, tuttavia rimane indivisibile, ma uno ovunque, come a lui piace, opera insieme con il Signore Dio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito”, Lettera a tutto l’Ordine) la sua devozione verso i sacerdoti (che vivono cristianamente ed amministrano il corpo e sangue di Gesù Cristo) – forte al punto tale da accettare anche la loro persecuzione e a voler ricorrere lo stesso a costoro – , l’Eucarestia, la Sacra Scrittura e i teologi. In conclusione, Francesco afferma che il Signore dona a lui dei fratelli e che “lo stesso Altissimo”, nel momento in cui nessuno gli diceva cosa doveva fare, gli ha rivelato come avrebbe dovuto vivere secondo la forma del santo Vangelo e che, in seguito a questa rivelazione, avesse fatto “scrivere con poche parole e con semplicità” una regola e che avesse ottenuto, infine, la conferma da parte “del signor papa”.

– Edoardo Furiesi

Edizione critica delle fonti:

Ernesto Caroli, Fonti Francescane editio minor, III edizione, Editrici Francescane, 2015 (prima edizione 2011), p. 99 (note incluse). Si rimanda, per introduzione al Testamento, anche a pp. 53-56

Bibliografia:

  • Giovanni Miccoli, Francesco d’Assisi: memoria, storia e storiografia, Edizioni Biblioteca Francescana, Milano, 2010, cfr. pp. 57-58
  • Carlo Paolazzi, Francisci Assisiensis scripta, Frati editori di Quaracchi – Fondazione Collegio S. Bonaventura / Editiones Collegii S. Bonaventurae Ad Claras Aquas, Grottaferrata (Roma), 2009, cfr. pp. 384-385
  • Raimondo Michetti, Francesco e l’essenza del cristianesimo in Francesco d’Assisi fra Storia, Letteratura e Iconografia, Atti del seminario, Rende 8-9 maggio 1995, a cura di F. E. Consolino, S. Mannelli, Rubettino, Catanzaro, 1996 (studi di filologia antica e moderna), cfr. p. 60
  • Giovanni Grado Merlo, Nel nome di san Francesco. Storia dei frati Minori e del francescanesimo sino agli inizi del XVI secolo, Editrici Francescane, Padova, 2012 (prima edizione 2003), p. 11

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