Gli anni del secondo dopoguerra sono quelli della rinascita in Italia di un fervido dibattito politico e culturale dopo il ventennio fascista. Sono gli anni del Neorealismo, considerato l’ultima tendenza artistica italiana capace di esercitare una notevole influenza anche all’estero. Il Neorealismo non fu una scuola, quanto un insieme di voci differenti che soprattutto in ambito cinematografico e letterario diedero soddisfazione ad un comune «bisogno di raccontare» e alla necessità di un’arte impegnata civilmente. Il Neorealismo fu – sintetizzando – un movimento figlio delle esigenze espressive del suo tempo, privo di un caposcuola e di formule precise; un fenomeno ricco in cui conversero sensibilità diverse rispetto alla realtà del Paese.

Al «bisogno di raccontare» vicende individuali immerse nei grandi eventi della seconda guerra mondiale risponde anche la letteratura della Resistenza. La produzione letteraria ispirata alla Resistenza italiana è un universo variegato in cui rientrano romanzi di un’epicità sconosciuta al resto della letteratura italiana contemporanea, quali quelli di Fenoglio e Meneghello; l’esordio di Calvino; romanzi degli allora già maturi Vittorini e Pavese. I romanzi della Resistenza spesso nacquero dalla necessità dell’autore di raccontare la propria esperienza in una fase particolarmente concitata della storia d’ Italia (si pensi alle esperienze di partigianato di Calvino, Fenoglio, Meneghello o all’esperienza del confino di Pavese), ma finirono per mostrare ognuno una costellazione di personaggi molto diversi tra loro e tutti espressione di una precisa tipologia di reazione ai grandi eventi del biennio ’43-’45. Ad accomunare La casa in collina (1948), L’Agnese va a morire (1949), Uomini e no (1945), Il sentiero dei nidi di ragno (1947), Il partigiano Johnny (1968)– per citare solo alcuni titoli ascrivibili a questo filone – sono tre elementi: la narrazione della Resistenza come “guerra di popolo”, interclassista e condotta non solo dai combattenti, ma anche dai civili che diedero il loro contributo aiutando i partigiani; la presentazione della Resistenza come momento di alfabetizzazione politica di una generazione cresciuta sotto il regime fascista e ignara della pratica democratica; l’attenzione dedicata alla dimensione della scelta individuale. Sono romanzi che rendono bene la dimensione locale della Resistenza: l’ambientazione ligure del romanzo di Calvino, quella collinare di Pavese, quella milanese di Vittorini portano in letteratura esperienze di partigianato diverse, da quella gappista tipica dei centri urbani a quella montana.

I romanzi sulla Resistenza

QUANDO TEMI LETTERARI DIVENTANO OGGETTO DI STUDIO

Nonostante l’elemento della fiction costituisca una netta linea divisoria tra letteratura e storia, la Resistenza italiana rappresenta un caso particolare di incontro tra discipline. I romanzi ispirati alla Resistenza hanno, di fatto, anticipato temi inizialmente trascurati dalla storiografia, tornati ad essere frequentati dagli storici dopo il crollo del paradigma storiografico antifascista nei primi anni Novanta. L’interpretazione “patriottica” della Resistenza (secondo cui il ruolo fondamentale della Resistenza fu la lotta contro l’occupazione tedesca), dominante nel dopoguerra, aveva relegato in secondo piano il ruolo dei civili, il tema della scelta individuale, la difficile questione della violenza partigiana. Proprio questi temi, invece, sono molto presenti nei romanzi: pensiamo a Corrado, protagonista de La casa in collina di Pavese, espressione della scelta di nascondersi e non combattere e della difficoltà nel rapportarsi con i morti di una guerra civile. Il tema della scelta alla quale ogni italiano fu chiamato al momento dell’annuncio dell’armistizio di Badoglio dell’ 8 settembre 1943 è stato per la prima volta centrale in ambito storiografico in Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza (1991)di Claudio Pavone. Sullo stesso tema ha lavorato la storica Patrizia Gabrielli, prediligendo, tra le fonti documentarie, le testimonianze degli scrittori, i quali furono capaci di mettere nero su bianco intuizioni ancora valide, narrazioni veritiere, il pathos che rende bene l’idea di difficoltà, drammi ed errori del biennio di Resistenza. Dunque, le riflessioni e gli affreschi sociali presenti nei romanzi portano in primo piano temi che in ambito storiografico diventano centrali solo a partire dagli anni Novanta. È in questi anni che si diffonde, tra l’altro, il concetto di “resistenza civile”, cioè di resistenza senz’armi fatta di diverse forme di sostegno ai partigiani o di non collaborazione con i nazifascisti: azioni già ampiamente raccontate nei romanzi. La storiografia recente ha rivalutato la dimensione morale della Resistenza e in questa operazione la letteratura diventa importantissima testimonianza della complessità che sta dietro le prese di posizione e dei problemi etici legati alla violenza. Ancora una volta Corrado de La casa in collina è esempio del tormento di un pacifista di fronte alla violenza, dunque figura anticipatrice di problemi affrontati dalla ricerca storica solo di recente.

Ora che ho visto cos’è guerra, cos’è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: “E dei caduti che facciamo? Perché sono morti?”

Questo celebre passaggio dell’opera di Pavese dà tutto il senso dell’importanza che la dimensione etica ha nell’interpretazione della Resistenza, come di ogni guerra civile. Di guerra civile scrive Pavese nel 1948, mentre in ambito storiografico questo aspetto della Resistenza, dunque lo scontro tra partigiani e militari della Repubblica di Salò (tra connazionali), sarà oggetto di analisi approfondita solo a partire dal già citato saggio di Claudio Pavone del 1991. L’essenza di guerra civile della Resistenza è restituita anche da Uomini e no, il romanzo di Vittorini pubblicato nell’estate del 1945. Il tormentato Enne 2, protagonista dell’opera, è caposquadra dei GAP (Gruppi azione patriottica) milanesi e il suo principale antagonista “Cane nero” è un caporione fascista. Il titolo già dà l’idea di un manicheismo dell’autore, frutto di un approccio al tema più “deciso” rispetto a quello di Pavese.

CALVINO E LA MEMORIA DELLA RESISTENZA

Il sentiero dei nidi di ragno (1947) è, oltre che il contributo di Calvino al filone letterario che si sta analizzando, il romanzo d’esordio dello scrittore, quello con cui Calvino ebbe più difficoltà ad approcciarsi da scrittore maturo. Di grande valore storico, oltre che letterario, è la prefazione che l’autore scrisse per l’edizione rivista del 1964. Il valore storico di questo testo è dato dalla lucida immagine che dà del dibattito pubblico sulla Resistenza all’indomani della Liberazione dal nazifascismo. Scrive Calvino:

Volevo combattere contemporaneamente su due fronti, lanciare una sfida ai detrattori della Resistenza e nello stesso tempo ai sacerdoti d’una Resistenza agiografica ed edulcorata.

Calvino nel 1964 solleva una questione fondamentale della storia repubblicana: la divisione di memorie sulla Resistenza che emerge subito dopo la Liberazione, la quale è alla base della difficoltà della Resistenza nell’ ergersi ad elemento identitario nazionale, nonostante sia il contesto storico da cui la Repubblica nacque e in cui si formò la sua classe dirigente. Già nell’immediato dopoguerra, come denuncia Calvino, c’erano da una parte detrattori della Resistenza che avrebbero preferito non confrontarsi mai con le responsabilità del passato fascista e dall’altra tentativi di “direzione politica” della cultura, affinché fosse strumento per celebrare acriticamente la Resistenza. Calvino chiarisce, sempre nella stessa prefazione, che questo intento doppiamente polemico nell’opera resta implicito, celato. La funzione polemica dell’opera è affidata ad alcune scelte come quella di rendere protagonista una banda partigiana costituita da figure prive di coscienza di classe, chiaroscurali, poco concilianti con un’esaltazione agiografica dei partigiani. La prefazione rende atto anche del passaggio dall’idea di raccontare la propria esperienza autobiografica alla scelta di cambiare punto di osservazione per spiegare ancor meglio la Resistenza, superando i limiti della memorialistica. Il bisogno di raccontare l’esperienza partigiana vissuta in prima persona si scontra, in Calvino, con la consapevolezza della complessità della Resistenza; allora il punto di vista dell’autore si “rimpicciolisce” e diventa quello di un ragazzino, Pin, il protagonista.

– Aurora Greco

BIBLIOGRAFIA

  • Asor Rosa Alberto, Storia europea della letteratura italiana. La letteratura della Nazione, vol III, Torino, Einaudi, 2016.
  • Calvino Italo, Il sentiero dei nidi di ragno, Milano, Mondadori, 2012.
  • Carrattieri Mirco, Flores Marcello, (a cura di), La Resistenza in Italia. Storia, memoria, storiografia, Firenze, GoWare, 2018.
  • Flores Marcello, Franzinelli Mimmo, Storia della Resistenza, Bari – Roma, Laterza, 2019.
  • Pavese Cesare, La casa in collina, Torino, Einaudi, 2013.
  • Tabor Davide, Il bisogno di raccontare. La Resistenza nella letteratura e nel cinema neorealisti in Tabor Davide (a cura di) Il racconto della Resistenza tra storia e fiction. Realtà e finizione nella comunicazione e nella didattica della storia, Torino, Edizioni SEB 27, 2015.
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